5 cose che le aziende fanno per i dipendenti (che le rendono migliori)

5 cose che le aziende fanno per i dipendenti (che le rendono migliori)

Cosa fanno di diverso le imprese che finiscono tra le “Migliori aziende per cui lavorare”? Ecco cinque principi che le accomunano.

Cosa rende un ambiente di lavoro sano, creativo e produttivo? Per rispondere a questa domanda, Michael O’Malley, PhD, direttore generale di P

Cosa rende un ambiente di lavoro sano, creativo e produttivo?

Per rispondere a questa domanda, Michael O’Malley, PhD, direttore generale di Pearl Meyer, e Bill Baker, direttore del Bernard L. Schwartz Center for Media, Public Policy, and Education della Fordham University, hanno scritto Organizations for People. Caring Cultures, Basic Needs, and Better Lives, un lavoro di ricerca sulla cultura aziendale, durato circa tre anni. In particolare, i loro sforzi si sono concentrati sulle imprese consacrate come “Best Companies to Work For”, liste – stilate da riviste del calibro di Fortune e Inc. – che consacrano i migliori ambienti lavorativi per i dipendenti.

Al termine di una prima fase di screening di aziende comprese in queste liste più di una volta, hanno selezionato 21 imprese – da Patagonia a The Motley Fool – che i ricercatori hanno analizzato da vicino, conducendo ricerche tra il personale, visitando gli uffici e incontrando dirigenti e in particolare i dipartimenti di Risorse Umane.

Il nostro scopo”, hanno spiegato O’Malley e Baker, “era di estrarre alcuni principi generali su cosa [queste aziende] fanno diversamente dalle altre, per avere successo” nella gestione ottimale della propria forza lavoro. Malgrado, sottolineano, non esista una singola “formula magica” che vada bene per tutti, i due ricercatori hanno stilato una lista di pratiche che possono aiutare anche altre aziende a cambiare e migliorare la propria cultura aziendale.

Le persone al centro

La prima caratteristica dei migliori ambienti di lavoro è che non sono esclusivamente orientati alla soddisfazione lavorativa, ma anche a quella personale. L’essere umano è al centro, in maniera estremamente pratica.

I ricercatori citano l’esempio di Bi-Rite Market, catena di alimentari con sede principale a San Francisco, che offre una serie di benefit a tutti i propri dipendenti, anche part-time: salario orario di 15,59 dollari (circa il doppio del salario minimo), copertura sanitaria completa, fondi pensionistici pagati con il 4 per cento dei profitti aziendali e condivisione degli utili.

Altre aziende si occupano poi di garantire il giusto bilanciamento tra vita e lavoro, creando anche programmi per migliorare la salute fisica e psicologica dei dipendenti (workshop per la riduzione dello stress, consulenze nutrizionali gratuite, pianificazione finanziaria e così via).

Duane Hixon, fondatore e CEO di N2 Publishing, ha riassunto questa filosofia:

«Il profitto è necessario, ma non è il nostro scopo, così come – anche se abbiamo bisogno di aria e acqua per sopravvivere – non sono loro i nostri obiettivi nella vita. Il nostro scopo è aiutare le persone a vivere vite migliori».

Passioni

Il lavoro che facciamo non è sempre la nostra passione. Anzi, spesso è vero il contrario. Le aziende analizzate da O’Malley e Baker hanno anche la capacità di aiutare gli impiegati a trovare la propria “vocazione”, o quantomeno di spingerli ad approfondire i propri interessi e passioni. Il risultato è che i lavoratori si sentono più felici al lavoro, con conseguente aumento della produttività.

Gli strumenti principali utilizzati sono due: fondi per la ricerca e sviluppo di nuove competenze; frequenti spostamenti nei diversi dipartimenti aziendali, in modo da permettere ai dipendenti di identificare il lavoro più adatto a loro.

Un esempio citato è quello di Regeneron Pharmaceuticals, azienda produttrice di farmaci, che spinge i suoi ricercatori a “Seguire la scienza”: gli impiegati non sono obbligati a trovare medicinali che producano grandi profitti, piuttosto sono spinti a esplorare i problemi che più gli interessano. Come ha raccontato uno dei manager dell’azienda, “Qui ho spazio per soddisfare le mie curiosità”.

Eventi e riti di passaggio

Creare gruppo, fare squadra sono caratteristiche tipiche dell’essere umano. Piuttosto che pensare a workshop specifici di team building, le aziende analizzate da O’Malley e Baker si concentrano su quello che fanno comunemente gli esseri umani: socializzare e celebrare gli eventi più importanti. Dai matrimoni ai compleanni, molte aziende danno grande peso a questi “riti di passaggio”.

Se vogliono creare un reale senso di comunità tra i propri dipendenti, [le aziende] devono creare delle esperienze condivise”, ha spiegato O’Malley.

Ecco il caso quindi di BambooHR, che concede la giornata libera (pagata ovviamente) nel giorno del compleanno. Insomniac Games regala invece una sorta di “pacchetto nascita” ai neo-genitori: tutine, libri, giocattoli e organizer portatili per trasportare tutto il necessario per il bebè.

Le aziende analizzate creano poi a loro volta delle occasioni di socializzazione di vario tipo: sport di squadra, club su hobby ed espressioni artistiche, feste in occasioni speciali (dalle celebrazioni natalizie ai barbecue estivi).

Anche se possono sembrare una perdita di tempo, tali occasioni sono utili “per formare relazioni significative”, spiega O’Malley. Affinità e legami personali profondi sono la base su cui si costruisce il lavoro di squadra, portandolo poi alle migliori prestazioni possibili.

Dipendenti ma imprenditori

Un altro aspetto che accomuna i migliori ambienti per i lavoratori è la libertà di azione per questi ultimi. Gli impiegati sono spinti a pensare e ad agire come imprenditori: sono in controllo di diversi aspetti del lavoro che svolgono, potendo anche modificare e migliorare i propri compiti.

Quando questo succede, i lavoratori non si focalizzano più su quello che possono o non possono fare, ma piuttosto su come possono agire con gli strumenti che hanno. Il risultato è che sono più liberi di crescere, innovare e spingere le aziende in direzioni inaspettate e proficue.

Un esempio citato è quello di SAS, che opera in uffici immersi in 900 acri di foresta nel North Carolina. L’azienda assegna dei progetti agli impiegati, senza dare alcuna indicazione su come dovrebbero essere realizzati. Il management si rende però disponibile per dare consigli e supporto, se necessario. I progressi di ogni singolo progetto vengono poi condivisi con tutti gli altri dipendenti, in maniera trasparente.

In questo modo, “tutti noi sentiamo un grande senso di responsabilità, non solo verso i nostri clienti, ma anche l’un l’altro”, ha raccontato uno dei dipendenti.

Lavorare in questo modo vuol dire, ovviamente, permettere alle persone di fallire, occasionalmente. Le migliori aziende, spiegano ancora i ricercatori, sono proprio quelle che considerano il fallimento come un fatto inevitabile, necessario per la crescita sia personale che dell’organizzazione.

Essere se stessi

Esistono ed esisteranno sempre dei confini su cosa è possibile fare o non fare al lavoro, ma tali limiti non dovrebbero togliere alle persone il gusto di essere se stesse. Le aziende analizzate concedono ai dipendenti degli “spazi” (anche in senso lato) dove essere autentici.

Un caso è The Motley Fool, fondata da Tom e David Gardner, che non ha imposto alcun dress code ai dipendenti – purché “non indossino nulla che imbarazzerebbe i propri genitori” -, creando così un ambiente dove tutti si sentono liberi di esprimersi, non solo con il look, ma anche verbalmente.

Il risultato di questa e pratiche simili, secondo O’Malley e Baker, è che “le persone che si comportano in accordo con i propri valori hanno anche un’etica del lavoro più solida”.

Leggi anche: Come creare una solida cultura aziendale (seguendo l’esempio degli antichi guerrieri)

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0

5 cose che le aziende fanno per i dipendenti (che le rendono migliori)

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 5 min
0