BlindConsole, è italiana la console inclusiva per ipo e non vedenti

BlindConsole, è italiana la console inclusiva per ipo e non vedenti

Nasce in Italia la prima console pensata appositamente per persone ipo e non vedenti: storia e sviluppo di BlindConsole.

Rendere il gaming inclusivo, permettendo anche a ipo e non vedenti di giocare: è questo l’obiettivo di Novis, startup innovativa a impatto sociale c

Rendere il gaming inclusivo, permettendo anche a ipo e non vedenti di giocare: è questo l’obiettivo di Novis, startup innovativa a impatto sociale che sviluppa BlindConsole, fondata da Arianna Ortelli e Dario Codispoti, oggi alla vigilia del lancio ufficiale sul mercato.

Che cos’è BlindConsole

Non è una vera e propria console nel senso in cui la intendiamo comunemente, ma da un certo punto di vista è molto di più. Costituita da un’app per mobile (iOs e Android), uno speciale joystick e un paio di cuffie che riproducono un audio spazializzato a 360 gradi, BlindConsole è costruita esplicitamente per i consumatori ipo e non vedenti. Connettendo lo smartphone a joystick e cuffie, via bluetooth, il dispositivo consente di catturare i movimenti delle mani e delle braccia del giocatore, trasformandoli poi in suoni e vibrazioni trasmessi all’app e quindi al joystick di un secondo giocatore. Si tratta di un’esperienza tattile e sonora, una sorta di realtà virtuale completamente immersiva, ma che non prevede in alcun modo il ricorso alla vista.

Il primo gioco sviluppato da Novis è stato il Ping Pong, un’esperienza tutt’altro che semplice, dal momento che, per i non vedenti dalla nascita, il concetto di una pallina che rimbalza può risultare poco immediato. Sono seguiti poi il gioco musicale Simon Says, in cui un avversario crea una sequenza sonora, in cui i vari impulsi sonori arrivano da “direzioni” diverse: il giocatore deve quindi riconoscerli, riprodurli e indirizzarli all’origine da cui provengono, muovendo il controller. In un altro, si deve scassinare una serratura usando un grimaldello virtuale senza farlo spezzare.

Chi ha provato BlindConsole, parla di una “incredibile precisione dell’hardware”, con feedback tattili che “aumentavano o diminuivano anche nello spazio di pochi millimetri”. Insomma, malgrado la vista venga completamente esclusa dal gioco, “non abbiamo mai avuto la sensazione di essere spaesati o completamente fuori strada”.

L’idea è quella di sviluppare via via nuovi giochi più complessi, ma anche utili:

«Stiamo progettando dai 5 ai 10 giochi che abbiano finalità più complete – ha raccontato Arianna Ortelli a StartupItalia! – Ci piacerebbe sviluppare qualcosa di sfidante e collaborativo, un gioco di squadra come il basket ad esempio, o strategico, come l’organizzazione di una squadra di calcio, ma soprattutto c’è da aprire tutto il mondo dell’Arcade, dei giochi di ruolo e di avventura».

Ma in realtà, prosegue la co-fondatrice di Novis, “la cosa più importante che in futuro vorremmo sviluppare ulteriormente, [sono i] giochi educational che insegnino a cucinare, ad aumentare la memoria con i suoni, labirinti di orientamento, gestione di fattorie o di città”.

Non solo un gioco, quindi, ma anche uno strumento per migliorare la vita e l’indipendenza delle persone ipo e non vedenti.

Come nasce l’idea

Arianna Ortelli, mente principale del progetto, ha 24 anni e si è laureata a luglio di quest’anno. Ma già da diversi anni ha le idee molto chiare: a febbraio 2018 partecipa a un bootcamp per la prototipazione, organizzato da Fondazione Agnelli, perché, racconta, “non volevo solo gestire un’impresa, ma costruirla da zero”. Da sempre appassionata di sport, gioca a calcio dall’età di 11 anni, Ortelli pensa a una soluzione per rendere lo sport più inclusivo per ipo e non vedenti. Dopo un brainstorming con Dario Codispoti, anche lui presente all’evento, capiscono che possono inventare qualcosa per rendere più alla portata di tutti gli eSport. I due co-fondano quindi Novis, la startup che sviluppa BlindConsole: Codispoti pensa alla progettazione, mentre Ortelli si occupa di tutta la strutturazione dell’azienda (business plan, nuove competenze, raccolta fondi).

Nel giro di pochissimi mesi, arriva anche il primo prototipo:

«Era costituito da una racchetta da Ping Pong con un Arduino attaccato – ha raccontato Ortelli a La Stampa – Abbiamo constatato che anche un gioco così, apparentemente molto semplice, era rivoluzionario perché non aveva bisogno di altre persone che guidassero il disabile visivo nell’utilizzo».

Dopo i primi test, arriva il prototipo di seconda generazione, che viene proposto subito ai potenziali consumatori, per una serie di test: Novis avvia una collaborazione con le sedi torinesi della UICI (Unione italiana ciechi ipovedenti) e dell’APRI (Associazione pro retinopatici italiana). Un processo fondamentale, ha raccontato ancora Ortelli, anche per “portare avanti un processo di co-design nella realizzazione dei giochi”.

I prototipi servono, oltre che per ottenere feedback dai potenziali consumatori, anche per partecipare a eventi e premi: nell’autunno 2018, la presentazione alla Maker Fair di Roma, dove arrivano tra i finalisti alla call “Make to Care” e raccolgono i primi fondi.

Lo step successivo è l’acceleratore Social Fare di Torino: qui arrivano 50mila euro, oltre al programma di accelerazione, che li porta ad avere cinque nuovi prototipi, con un design più avanzato, a febbraio 2019, e a costituire ufficialmente la startup.

Il team vince poi il premio Startup4Good, call per startup a impatto sociale di PoliHub e Deutsche Bank, che gli permette di incamerare altri 15mila euro. 

Oggi la startup è in fase di pre-ordine e la BlindConsole arriverà, a partire da gennaio, a tutte le persone che hanno aiutato i fondatori a testare il prodotto: sono 50 le vendite già chiuse. A marzo 2021 dovrebbe invece iniziare la distribuzione nazionale, una data slittata a causa del lockdown, che ha reso più difficili ulteriori test. Prezzo di lancio, 199 euro.

Il mercato c’è: solo in Italia sono 253mila le persone ipo e non vedenti under 50, quindi potenzialmente interessate al prodotto. Nei Paesi industrializzati, sono invece quasi 20 milioni.

E la concorrenza? Al momento pare non esista una console sviluppata interamente a partire dalle esigenze di ipo e non vedenti. Una minaccia potrebbe essere rappresentata da Microsoft, che pare abbia registrato un brevetto per una versione braille della sua Xbox. Ma si tratta, come accennato, di adattamenti successivi a console già pensate per il grande pubblico.

«La nostra BlindConsole – ha spiegato a Mashable Flavio Accossato, designer in forza a Novis – nasce per essere accessibile fin dall’inizio: non va a sottolineare la problematica, come nella maggior parte dei prodotti tiflotecnici [per ipo e vedenti], ma diventa un mezzo di integrazione. Pensiamo al ragazzino ipovedente con la sorella normovedente: si trovano per la prima volta a poter giocare ad armi pari alla stessa cosa».

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BlindConsole, è italiana la console inclusiva per ipo e non vedenti

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 4 min
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