Coboat, il coworking in barca che è molto più di un coworking

Coboat, il coworking in barca che è molto più di un coworking

“Qui a Berlino piove, sono appena tornato dal pranzo e ho i capelli inzuppati. Non vedo l’ora di andarmene di nuovo in barca, ad Atene, a Corfù, in It

Qui a Berlino piove, sono appena tornato dal pranzo e ho i capelli inzuppati. Non vedo l’ora di andarmene di nuovo in barca, ad Atene, a Corfù, in Italia!”. Quando lo chiamo su Skype, ad agosto, è una delle prime cose che mi dice, dopo avermi chiesto dove vivo. E questo dimostra con quanta passione sta portando avanti il suo progetto di coworking innovativo, Coboat, che si svolge interamente in barca. Lui è Gerald Schömbs, co-fondatore del progetto, e ci ha raccontato la vision e gli obiettivi del progetto.

L’idea è nata circa un anno e mezzo fa, in primavera, quando il creatore di Coboat, Karsten Knorr, era su una piccola isola tropicale in Thailandia e lavorava in un coworking. Il contatto con la natura selvaggia di cui ha fatto esperienza in quel periodo gli ha dato l’idea: perché non fondere il coworking con un’esperienza di vita un po’ più ‘estrema’?

«Karsten andava già in giro per il mondo, era un nomade digitale senza saperlo: appena ha scoperto il coworking ne è rimasto subito affascinato e ha cercato una strada per rivoluzionarlo», ci racconta Gerald. «Eravamo amici, ci conosciamo dai tempi in cui vivevamo entrambi a Berlino. Appena ha avuto l’idea per Coboat mi ha contattato per spiegarmi il progetto e convincermi a unirmi a lui. Non ha dovuto insistere molto! Gli ho detto immediatamente: è esattamente ciò che vorrei fare».

Gerald ha fondato diversi anni fa un’agenzia di Pr a Berlino, un’attività che gli consente un guadagno sicuro e duraturo. Ha poi investito in tanti piccoli progetti in città, tra cui alcuni spazi di coworking. Ma la sua mente non si è mai placata:

«Prima che mi contattasse, stavo cercando un’idea per mettere insieme lavoro e viaggio, un progetto che avesse dei vantaggi professionali per le persone, ma che fosse allo stesso tempo motivante e significativo. Ho una certa esperienza nelle immersioni (sono una guida), ho cominciato a viaggiare molto già da qualche anno e amo fotografare paesaggi e panorami quando sono in giro: sono tutte cose che puoi fare in barca! A questo, Coboat aggiunge la possibilità di incontrare persone interessanti e che possono aiutarti a crescere, come persona e come professionista. E così sono rimasto affascinato dall’idea e sono diventato partner di Karsten».

I due comprano una barca usata in Grecia e poi si spostano a Phuket, in Thailandia, per rimetterla a nuovo e dotarla di tutte le attrezzature necessarie a uno spazio in coworking. Avviano il sito web e fanno un primo viaggio test in Grecia. Ad agosto Coboat è stata in crociera nel Mediterraneo e ha toccato anche l’Italia: Sicilia, Calabria e Sardegna sono state le tappe del viaggio.

Come funziona Coboat?

Sul sito web del progetto www.coboat.org è possibile seguire gli spostamenti del catamarano e prenotare un periodo a bordo. È possibile prenotare esclusivamente su base settimanale: una settimana, due settimane e così via. Al momento la barca fa vela sul Mediterraneo e arriverà fino alle Isole Canarie, a Novembre. Le prossime tappe saranno i Caraibi e il Sud Est Asiatico. In barca è predisposta una rete WiFi che permette di lavorare. Ma il punto, qui, è un altro: non si va su Coboat per lavorare e basta.

«Probabilmente la nostra idea somiglia più a una sorta di coworking camp a cui è abbinata un’esperienza di coliving», spiega ancora Gerald. «La differenza con gli altri spazi è che in Coboat non stai semplicemente davanti al pc tutto il giorno, lavorando al tuo progetto. Noi puntiamo a creare un gruppo di persone che mette insieme le proprie esperienze e capacità, cercando di dare motivazione e ispirazione. L’ambiente circostante fa il resto: la natura, il mare, le situazioni che ti mettono alla prova (ti muovi, sei instabile, dipendi dal tempo atmosferico e dal vento e dal posto dove stai andando) contribuiscono a creare dei momenti molto intensi, che portano le persone ad avvicinarsi, a diventare intime.  Le persone che sono state su Coboat ci dicono spesso che sembra molto più di una settimana di viaggio, a causa dell’intensità dell’esperienza. E questo fa scattare nuovi modi di pensare nelle persone che partecipano».

Le idee per sviluppare il progetto in futuro sono tante.

La prospettiva è di offrire sempre più opportunità a coloro che scelgono di dedicare un po’ di tempo all’esperienza. Il team sta infatti preparando delle “Special Week”, ovvero delle settimane dedicate a un tema specifico, durante le quali Coboat avrà a bordo un team particolare: coach, istruttori, esperti del settore, per dare opportunità di formazione e networking. Ci sarà la possibilità di fare pitch in barca, ricevendo feedback dagli esperti e imparare dagli altri riguardo i propri settori di riferimento.

«Le persone potranno migliorare la propria vita professionale, trovare il tempo per riflettere sulle mete da raggiungere, sui prossimi step da seguire, sulla direzione della propria carriera: staccare un po’ dalla routine quotidiana per osservare per un po’ la propria vita dal di fuori», spiega ancora Gerald.

Un’altra direzione che Korr e soci stanno sviluppando è quella di approcciare le aziende e i loro reparti HR, per condividere anche con loro percorsi e strategie.

«Su Coboat, le aziende potrebbero per esempio studiare davvero il funzionamento del lavoro da remoto. Le grandi corporation hanno spesso problemi ad attrarre i migliori talenti del proprio settore, perché gli under 35 desiderano una migliore work/life balance, maggiore flessibilità negli orari di lavoro, possibilità di lavorare a distanza. Se non riescono ad attirare questi talenti, le aziende avranno sempre più problemi nell’innovare. Di recente abbiamo avuto dei contatti con Dell, che sta incoraggiando i propri dipendenti a lavorare da remoto. Il 25% dei loro dipendenti lavora già da remoto, part-time o full-time. E vogliono raddoppiare questo numero entro il 2020. Hanno già studiato tutti i vantaggi: l’azienda risparmia decine di milioni nell’affitto o nell’acquisto di immobili, mentre i dipendenti possono tagliare i costi di spostamento, con un beneficio anche per l’ambiente».

Un progetto non-profit ed ecofriendly

Coboat è un progetto interamente non-profit. Sia Schömbs che Knorr (che è l’ideatore di yachtcharterfinder.com, portale per l’affitto di barche) hanno già delle attività remunerative che gli permette di vivere. Non hanno bisogno di guadagnare altro.

«Non lo facciamo per business, non lo facciamo per soldi, non abbiamo azionisti a cui rispondere. Se Coboat dovesse produrre utili, li reinvestiremmo nel progetto o li doneremmo ad associazioni che si occupano della salute degli oceani e all’inquinamento in mare. Al momento, in realtà, stiamo solo spendendo un sacco di soldi!», dice Gerald, ridendo. «Ma ne vale la pena: stiamo facendo qualcosa che ispira le persone in tutto il mondo. Le nostre motivazioni sono solo queste: essere d’ispirazione per gli altri e andare per mare il più tempo possibile».

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Coboat, il coworking in barca che è molto più di un coworking

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 4 min
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