Come affrontare pigrizia e procrastinazione con lo slogan Nike più famoso

Come affrontare pigrizia e procrastinazione con lo slogan Nike più famoso

La paura è la sola cosa che ci blocca quando cerchiamo di realizzare i nostri veri obiettivi. Come rimediare? Just do it.

Se vivi in Italia e hai una connessione Internet, e hai del tempo per leggere, probabilmente hai già provveduto ai tuoi bisogni primari: cibo, acqua

Se vivi in Italia e hai una connessione Internet, e hai del tempo per leggere, probabilmente hai già provveduto ai tuoi bisogni primari: cibo, acqua, casa. Per uomini e donne occidentali i nemici non sono, nella gran parte dei casi, concreti come la fame e il freddo, ma barriere “virtuali”, nemici astratti. Pigrizia, noia, procrastinazione. Sono quelli con cui noi combattiamo ogni giorno.

Secondo l’autore Niklas Göke, in realtà, questi sono solo dei falsi ostacoli alla nostra felicità e piena realizzazione. Tutto si può ricondurre infatti a un’unica causa di infelicità.

“Falsi” nemici

In un articolo, Göke spiega che demotivazione e noia sono in realtà solo dei falsi problemi. Prendiamo ad esempio il primo.

Dire “non sono motivato” è falso, perché vuol dire che non hai alcuna motivazione per fare quello che fai. Questo non è quasi mai vero. Ogni azione umana, infatti, prevede un incentivo: soldi, felicità, pace interiore e così via.

La tua motivazione potrebbe non essere così ovvia, ma è sempre lì”, spiega l’autore.

Anche quando odi il tuo lavoro, se non l’hai ancora cambiato vuol dire che c’è una ragione per cui resti impantanato lì.

«Senti di non poter cambiare. È troppo dura, richiede troppi sforzi, ti rende più vulnerabile di fronte ai rifiuti. E quindi non ci provi nemmeno. Ma questo è completamente diverso dal non essere motivato».

In effetti, spiega Göke, sei motivato a cambiare lavoro, ma non lo fai.

Allo stesso modo, il tuo problema non può essere che sei annoiato.

Come disse una volta il fisico, teologo e filosofo Blaise Pascale, “tutti i problemi dell’umanità derivano dall’incapacità dell’uomo di starsene seduto in una stanza da solo”.

Pascal scrive nel XVII secolo. Oggi la situazione non è affatto mutata, anzi. Siamo connessi sempre, in ogni momento. Per questo non è possibile che siamo annoiati.

Il problema anzi è che continuiamo a riempire le nostre giornate di distrazioni senza senso. Perché sappiamo che quando ci fermiamo dobbiamo affrontare il dramma dell’esistenza, spiega Göke. Che scrive: «Non sei annoiato. Sei terrorizzato dalla possibilità di restare da solo con te stesso, nella tua testa».

L’ultimo falso nemico, secondo l’autore, è la pigrizia, un capro espiatorio per molti. Secondo il professore di psicologia Devon Price, nessuno è pigro, anche se lo sembra in apparenza. Perché nessuno, spiega, “vuole sentirsi incapace, apatico o inefficiente”. La pigrizia nasconde spesso una carenza di sicurezza in sé.

La vera ragione

Cos’è allora a farci restare intrappolati nell’indolenza?

«Non sei demotivato. Non sei pigro. Non sei annoiato – scrive Göke – Sei spaventato. Tutti lo siamo».

È la paura, secondo l’autore, a impedirci di superare i nostri limiti, di cambiare le situazioni in cui viviamo, di vivere la vita che desideriamo.

Le cose di cui abbiamo paura sono infinite. Abbiamo paura di un incidente, quando siamo in aereo. Abbiamo il terrore di una rapina a mano armata. Siamo spaventati dalla possibilità di un disastro naturale. Anche se le statistiche ci suggeriscono che tutti gli eventi sono improbabili, siamo ancora terrorizzati.

Abbiamo paura di scrivere il primo capitolo del nostro libro, perché ‘come potrebbe mai andare bene’, giusto? Allo stesso tempo abbiamo paura di guardare Game of Thrones per la terza volta di fila, perché sentiamo di sprecare il nostro tempo. Abbiamo paura di diventare ricchi, ma abbiamo ancora di più paura di perdere quello che abbiamo.

«Potrei proseguire – scrive Göke – Paura di fallire, paura del successo, paura di sembrare stupidi, paura di perdere qualcosa o qualcuno, di perdere tempo, di non essere abbastanza bravi, intelligenti o attraenti».

La paura, secondo l’autore, non si può mai sconfiggere. È come “un cane che continua a rincorrerti fino alla morte”, scrive. L’unica possibilità che abbiamo, quindi, è di continuare a sfuggirgli, continuare a muoversi nella direzione che abbiamo scelto.

Fallo e basta

Göke spiega di non essere uno psicologo:

«Non sono più qualificato di nessuno per parlare di paura. Non ho una laurea in psicologia e nemmeno ho ricevuto una formazione specifica sulla scrittura. Ma come te ho vissuto con la paura per tutta la vita. Eppure, sono riuscito in qualche modo a ottenere un lavoro che amo, a trascorrere il mio tempo come voglio e ad avere una sensazione generale di felicità. Ho i miei problemi da risolvere, ma mi sento tranquillo ad affrontare la vita un giorno alla volta».

L’idea è di battere quel cane oggi. E il giorno dopo ancora. E quello dopo ancora. Fallo e basta. Just do it, come insegna Nike e suggerisce ancora l’autore. “La gente non si accorge di quanto sia profondo questo slogan”, scrive.

È una soluzione incredibilmente ovvia, ma allo stesso tempo è “universalmente, inevitabilmente vera”. Potrà sembrare poco elaborata, ma “ti dà forza ed è umile. È motivante. Ispirante. Ti spinge all’azione. Ti dà energia”.

Una versione più “elaborata” dello stesso concetto era stata ideata duemila anni fa da Marco Aurelio, che diceva:

Devi costruire bene la tua vita, azione per azione, ed essere contento se ognuna raggiunge il suo scopo”.

L’idea è quindi di fare quello che c’è da fare, ogni giorno, per raggiungere un obiettivo. Farlo e basta.

«Se riuscissimo a focalizzarci sul compito che abbiamo davanti, completeremmo il 99 per cento dei nostri obiettivi. Ovviamente, dovremmo ancora fermarci e riflettere, anche perché non vale la pena sempre inseguire tutti gli obiettivi che ci poniamo».

Göke poi spiega che la metodologia Just do it può essere applicata in due modi nella nostra vita: in maniera strategica e tattica.

La strategia Just do It

La strategia è l’approccio a lungo termine che utilizziamo per ottenere ciò che vogliamo. È una serie di comportamenti che ci impegniamo a realizzare per ottenere qualcosa.

La prima cosa da fare è quindi capire cos’è il “qualcosa” che vogliamo ottenere.

«Scegli un obiettivo basandoti su ciò che credi. Se pensi che l’arte debba essere gratis, allora fai arte gratis e trova sponsor e donatori».

L’approccio potrà “non essere perfetto”, ma almeno mette da subito in chiaro le cose: “Sì, sei da solo, ma hai anche tutto ciò di cui hai bisogno per trovare il modo” di raggiungere i tuoi obiettivi. Farai “tanti errori”, confessa Göke, ma “nessuno può darti risposte perfette alle domande create dalle tue circostanze uniche”. Ecco perché scegliere ciò che vuoi “e continuare a muoverti non è solo la cosa migliore che puoi fare, è l’unica”.

Just do it come tattica

A differenza della strategia, la tattica è l’insieme di azioni che a breve e medio termine devi compiere per completare la tua strategia. In questo senso, ogni giorno dobbiamo mettere da parte le scuse – demotivazione, noia, procrastinazione – e just do it, farlo, concentrarci incessantemente sulla più piccola azione su cui abbiamo il controllo.

«Al tuo capo non è piaciuta la presentazione? Bene, falla di nuovo e mostragliela ancora. Hai finito i clienti? Bene, chiudi e ricomincia da zero. Quanto prima riesci a “ri-centrarti” dopo aver completato qualcosa, meglio sarà per te».

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Come affrontare pigrizia e procrastinazione con lo slogan Nike più famoso

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 5 min
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