Come continuare a mantenere i propri dipendenti da remoto (anche dopo il COVID)

Come continuare a mantenere i propri dipendenti da remoto (anche dopo il COVID)

Se da un lato molte aziende hanno deciso di consentire ai propri dipendenti di continuare a lavorare in remoto, dall'altro c'è chi nutre ancora dubbi e perplessità. I vantaggi sono molti, a patto di adottare un approccio corretto.

Adottato come soluzione inevitabile durante il periodo di piena esplosione dell'emergenza sanitaria, oggi il telelavoro è rimasto la regola per molt

Adottato come soluzione inevitabile durante il periodo di piena esplosione dell’emergenza sanitaria, oggi il telelavoro è rimasto la regola per molti dipendenti italiani. Si calcola, infatti, che a oltre un anno dall’inizio della pandemia, siano 5,4 milioni i dipendenti che continuano a lavorare da casa. Sette milioni se si considerano anche i lavoratori autonomi.

Complici i vantaggi derivanti dallo smart working, secondo un’indagine condotta dall’Associazione dei direttori del personale Aidp, il 68% delle aziende prolungherà le attività da remoto, anche una volta tornati alla normalità.

Un balzo in avanti impressionante, soprattutto considerato che prima dell’arrivo del Covid, i dipendenti “agili” erano soltanto 500mila (dati Fondazione studi dei consulenti del lavoro).

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A tal proposito, la rivista Entrepreneur ha fornito alcuni spunti di riflessione a quelle aziende che devono ancora decidere se continuare con il lavoro in Smart o fare tornare i propri dipendenti in ufficio.

Flessibilità e lavoro da remoto

Entrepreneur apre la sua riflessione con una panoramica sulla posizione assunta da alcuni giganti della tecnologia. Nonostante molti nomi di rilievo abbiano infatti offerto maggiore flessibilità ai propri dipendenti negli ultimi mesi, sembra che Google abbia iniziato a incentivare il ritorno in ufficio, annunciando l’intenzione di consentire il rientro dei dipendenti su base volontaria, a partire da aprile 2021.

Diverso, invece, l’approccio adottato da Microsoft. Il colosso di Seattle ha recentemente annunciato di voler consentire ai propri dipendenti di lavorare in remoto, con salari adeguati all’area geografica di riferimento. Una decisione che apre le porte a un nuova possibile era di flessibilità lavorativa.

Spotify ha chiesto invece ai suoi lavoratori di specificare se preferiscono lavorare da casa, in ufficio, o adottando una combinazione delle due soluzioni.

Facebook sta consentendo ad alcuni dipendenti di lavorare full time da remoto e Twitter ha chiesto alla forza lavoro di scegliere se rimanere per sempre in Smart working.

Si tratta di nuovi approcci al lavoro che sono stati accolti con entusiasmo dai dipendenti. Secondo alcuni dati raccolti dal Pew Research Center, oltre la metà di loro ha infatti dichiarato di preferire il lavoro in Smart anche post-pandemia.

Tuttavia le aziende che scelgono il lavoro agile devono affrontare anche alcune sfide non semplici.

Esistono sicuramente notevoli vantaggi nel lavoro da casa, come l’eliminazione del tempo di percorrenza del tragitto casa-ufficio e un notevole guadagno in termini di Work Life balance, o la possibilità per i dipendenti di spostarsi in luoghi meno trafficati e più economici.  D’altro canto, però, lo Smart working potrebbe creare dei divari di classe tra chi non ha la possibilità di operare da casa, un profondo stress ai genitori che hanno in casa bambini piccoli, o rivelarsi alienante per chi vive da solo.

È perciò importante che le aziende adattino le giuste policy per garantire il migliore coinvolgimento e benessere dei propri collaboratori.

Benessere dei dipendenti

Le aziende che decidono di adottare lo Smart Working devono tenere ben presente che questo potrebbe incidere pesantemente sul benessere dei propri dipendenti.

Chi è abituato a interagire quotidianamente con i colleghi in un ambiente d’ufficio frenetico, fatto di riunioni e chiamate ai clienti, potrebbe avvertire una sensazione di isolamento lavorando da casa.

Un rapporto del 2019 di Buffer evidenzia come il 49% dei lavoratori in remoto abbia manifestato diversi problemi personali. Nello specifico, il 22% non riesce a staccare la spina alla fine della giornata lavorativa, il 19% si sente solo e l’8% ha difficoltà a concentrarsi. Percentuali che sono andate peggiorando durante la pandemia.

Ecco allora che diventa fondamentale per le aziende sforzarsi di rimanere costantemente in contatto con i propri collaboratori, pianificando riunioni regolari che da un lato consentano di replicare la normale settimana lavorativa, dall’altro aiutino le persone a connettersi e socializzare.

Allo stesso tempo, è importante che i dipendenti sentano l’appoggio dell’azienda. Citation ha collaborato con BUPA per realizzare un Programma di assistenza per i dipendenti, in grado di offrire loro accesso illimitato al supporto telefonico con dei consulenti qualificati.

Ma i malesseri dello Smart working non sono solo psicologici.

A metà del 2020, Personnel Today ha riferito che ben quattro dipendenti in telelavoro su cinque avevano sviluppato una qualche forma di dolore muscoloscheletrico.

Il 75% degli adulti, poi, soffre già di una qualche forma di disabilità visiva. La pandemia ha influito pesantemente anche su questo dato. Il moltiplicarsi del tempo trascorso davanti allo schermo e l’esposizione alla luce blu, insieme a una minore interazione con il mondo esterno, potrebbero seriamente portare a un peggioramento dei problemi alla vista.

È importante, quindi, che le aziende si assicurino che i collaboratori prendano pause sufficienti e abbiano accesso a strumenti tecnologici adeguati, per limitare l’impatto sulla vista.

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Prepararsi al futuro

L’elemento chiave che fa dubitare i datori di lavoro, indecisi se abbracciare o meno lo Smart working, è se effettivamente questa soluzione sia ottimale per la produttività.

Allo stato attuale, la risposta non è chiara.

In un sondaggio McKinsey del maggio 2020, il 41% dei dipendenti ha affermato di essere più produttivo quando lavora da remoto.

Dopo un anno, sempre più datori di lavoro hanno affermato di aver riscontrato livelli di produttività leggermente migliori grazie allo smart working. Le interviste agli amministratori delegati, tuttavia, hanno evidenziato una serie di opinioni contrastanti tra chi è a favore di un prosieguo del telelavoro anche dopo l’emergenza e chi, invece,  afferma che gli aspetti positivi collegati al lavoro a distanza siano troppo pochi.

Uno dei maggiori ostacoli deriva dalla connessione. Secondo una ricerca della Stanford University, solo il 65% degli americani intervistati ha affermato di avere un accesso a Internet abbastanza veloce da supportare videochiamate di qualità. In molte parti del mondo le infrastrutture informatiche sono scarse o inesistenti. Crearle o adeguarle per favorire lo Smart working significherebbe mettere in campo importanti investimenti pubblici e privati.

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Come continuare a mantenere i propri dipendenti da remoto (anche dopo il COVID)

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 4 min
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