Come stanno le startup europee? Il punto, tra crisi e pivot vincenti

Come stanno le startup europee? Il punto, tra crisi e pivot vincenti

Coronavirus, qual è stato l’impatto della crisi sulle startup europee? Scopriamo difficoltà e opportunità per l’ecosistema.

«In sole tre settimane, l’Europa ha efficacemente chiuso l’infrastruttura che ha dato per scontata per decenni. Un cambiamento che sta sia distrugge

«In sole tre settimane, l’Europa ha efficacemente chiuso l’infrastruttura che ha dato per scontata per decenni. Un cambiamento che sta sia distruggendo modelli di business tradizionali, sia creando nuove opportunità, spesso per le aziende tecnologiche emergenti».

Un ritratto in chiaroscuro della situazione delle imprese europee, quello descritto da Pēteris Zilgalvis, co-presidente della task force della Commissione Europea sul Fintech. Parole che descrivono bene lo stato di incertezza in cui viviamo che, se da un lato spaventa comprensibilmente tanti imprenditori, d’altro canto può aprire nuove possibilità di crescita, come spesso accade durante le crisi.

Startup in Europa, tra crisi e nuove opportunità

La crisi COVID-19 ha in qualche modo messo in pausa lo sviluppo dell’ecosistema delle startup europee, che negli ultimi anni ha fatto registrare buoni numeri. Pensiamo per esempio al fatto che 42 startup hanno raggiunto lo stato di unicorno nel biennio 2018/2019 (in totale sono più di 100 gli unicorni europei) e che il valore di mercato complessivo di tutti gli unicorni europei è quasi triplicato tra il 2015 (4,2 miliardi di dollari) e il 2019 (11,9 miliardi).

Abbiamo poi assistito a un allargamento del raggio d’azione delle startup, che oggi operano e prosperano anche al di fuori degli hub più consolidati (Londra, Parigi, Berlino e Stoccolma): sono attualmente 14 le nazioni che hanno almeno un unicorno e circa quindici i Paesi che hanno visto investimenti per almeno un miliardo in startup, nell’ultimo decennio. In particolare, i fondi di venture capital hanno “scommesso” 38,8 miliardi di euro in startup europee nel 2019, in crescita del 42,6 per cento dai 27,2 miliardi dell’anno precedente.

Cosa succederà con la crisi Coronavirus?

Lo stato delle startup dipende molto, in questa fase, dal tipo di settore. Possiamo distinguere quattro categorie:

  • Aziende che hanno tratto un beneficio dalla crisi (pensiamo al food delivery, agli strumenti per videoconferenze, all’health-tech)
  • Startup con una posizione sostenibile (gaming, streaming, fintech, martech)
  • Startup vulnerabili (legate soprattutto al proptech e alle nuove soluzioni per la moda)
  • Le aziende maggiormente in crisi (viaggi e mobilità)

Secondo Dealroom.co – azienda che si occupa di fornire analisi delle imprese innovative europee agli investitori – sono circa un terzo le startup tecnologiche che rientrano nelle ultime due categorie e sono quindi in difficoltà, per un totale di circa 6mila realtà. Molte meno (2.600) quelle che probabilmente riusciranno a crescere in questa fase, mentre la maggioranza (8.600) hanno una posizione sostenibile.

Leggi anche: Aumentano le startup in Italia (malgrado tutto): ma qual è il loro destino?

#EUvsVirus: l’hackathon della Commissione Europea

In questa fase, le istituzioni possono fare la propria parte, sostenendo le startup economicamente, attraverso incentivi, sconti fiscali e veri e propri investimenti, o attraverso eventi partecipativi, che stimolino l’individuazione di nuove soluzioni attraverso il ricorso al digital e alle nuove tecnologie.

È il caso per esempio dell’Hackathon lanciato a fine aprile dalla Commissione europea, #EUvsVirus, a cui hanno partecipato più di 20mila soggetti, tra imprenditori, ricercatori, società civile, aziende e istituzioni. Tenutosi online, l’appuntamento è durato 48 ore e ha portato alla luce alcune idee interessanti per ostacolare la diffusione del COVID-19 e limitare il suo impatto negativo sulla società tutta.

Sei gli ambiti in cui era possibile presentare nuove idee (Health & Life, Business Continuity, Social & Political Cohesion, Remote Working & Education, Digital Finance e Other), al cui interno sono state lanciate 37 diverse challenge.

Duemila i progetti sottoposti alla giuria, che ha premiato le startup vincitrici con una somma simbolica (3.000 €) e con il “vero” premio, ovvero la possibilità di accedere a un “Matchathon”, ovvero un appuntamento per trovare un match, un punto d’incontro con università, aziende, investitori, acceleratori e istituzioni pubbliche, potenzialmente interessati a finanziare, collaborare con o incubare i progetti.

Ecco i sei progetti vincitori delle sei categorie principali:

  1. Team Discover (Health & Life), sistema di monitoraggio dei pazienti che riduce il contatto diretto con infermieri e dottori.
  2. Linistry for safe retail (Business continuity), soluzione digitale per il controllo degli accessi nei negozi.
  3. Aidbind (Social & Political Cohesion), che mette in comunicazione gli enti caritatevoli che raccolgono farmaci e altri dispositivi medici con gli ospedali che ne hanno bisogno.
  4. The Village (Remote Working & Education), un “villaggio” virtuale che mette insieme genitori, bambini e insegnanti per l’educazione a distanza, attraverso un sistema di sharing economy.
  5. Bankera Business Care (Digital Finance), che permette alle piccole e medie imprese di affidarsi alle aziende più grandi di cui sono partner come garanzia per ottenere dei prestiti.
  6. Sewers4COVID (Other), che, attraverso il controllo dei sistemi idraulici di comuni e nazioni, combinato al machine learning, prova ad anticipare la possibilità di future esplosioni del contagio nei prossimi mesi.

Qui è possibile scoprire anche i vincitori delle diverse challenge: https://www.euvsvirus.org/results/

Pivot, strategia per sopravvivere

Le startup sono da sempre caratterizzate da modelli di business agili, che possono cambiare a seconda dei ‘segnali’ che provengono dal mercato. Cambiamenti che prendono il nome, in gergo, di pivot. Nei mesi dell’emergenza è stata questa la strategia utilizzata da molte startup, anche in Europa.

Il pivot più comune è stato quello verso la creazione di prodotti e dispositivi per la protezione individuale. È il caso di Hexigone, passata dai ‘cappotti’ per edifici alla produzione di disinfettanti. O di Rosie On Fire, e-commerce della moda che ha cominciato a produrre guanti e disinfettanti. Strada simile anche per Ylenia Gortana, che dagli abiti di lusso è passata alle mascherine chirurgiche fatte a mano. Sarebbero molti altri gli esempi possibili in quest’ambito, anche nel mondo delle aziende “consolidate” (pensiamo ad Armani che ha cominciato a produrre camici monouso).

Meno ovvio il passaggio per startup che si fondano su eventi offline come Encore Music e ArtNight. La prima soluzione è un marketplace per ingaggiare musicisti per i propri eventi, che si è convertita in un eCommerce per richiedere ai musicisti di creare delle dediche musicali personalizzate, da inviare in virtuale. ArtNight è invece una startup berlinese che offre workshop artistici in Germania e Regno Unito, che si è trasformata in una piattaforma per la formazione artistica a distanza, con video tutorial online e un eCommerce di attrezzature per pittori.

Tra i pivot più interessanti, ricordiamo anche la modenese Pikkart, che lavora con aziende del calibro di IBM, Barilla, Generali e Deloitte, nell’offrire soluzioni di Realtà Aumentata. Nelle scorse settimane, ha deciso di usare la propria tecnologia per lanciare l’assistenza “da remoto”: in sostanza, i tecnici possono guidare i consumatori a riparare qualunque tipo di dispositivo guasto, ma a distanza.

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Come stanno le startup europee? Il punto, tra crisi e pivot vincenti

di Carmen Guarino Tempo di lettura: 4 min
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