Creano una casa in furgone, mollano il lavoro e viaggiano per gli USA: storia di Liz e Rachel

Creano una casa in furgone, mollano il lavoro e viaggiano per gli USA: storia di Liz e Rachel

Rachel e Liz hanno un lavoro che gli piace e le soddisfa. Eppure decidono di mettere tutto da parte e partire per un viaggio degli Stati Uniti a bordo di un furgone. Ecco la loro storia.

«Volevo solo muovermi, viaggiare, vedere quanti più posti è possibile mentre sono su questo pianeta». È questo il desiderio che Rachel Wood ha nel

«Volevo solo muovermi, viaggiare, vedere quanti più posti è possibile mentre sono su questo pianeta».

È questo il desiderio che Rachel Wood ha nel cuore quando decide di mollare il suo lavoro fisso e di mettersi in viaggio sulle strade d’America. Con lei, Liz Snyder, sua ex collega. Entrambe vivono e lavorano ad Asheville, in North Carolina, prima di mettersi in testa di costruire una casa su quattro ruote.

A muoverle, quella sensazione che in tedesco si chiama Wanderlust, la “malattia” che ti spinge a viaggiare, a vedere posti sempre nuovi. Liz la contrae sul Sentiero degli Appalachi, sulla costa orientale USA, dove fa hiking nel 2015. È l’esperienza che le ha dato “la più grande sensazione di libertà mai provata”, spiega. In Rachel, invece, il virus del viaggio viene inoculato durante un tirocinio nella città di Bend, in Oregon, area nota per le attività all’aperto, immerse nella natura.

Al ritorno da queste esperienze non sono più le stesse. Decidono quindi di trasformare un furgone nella loro casa: sono in viaggio da otto mesi ora.

Un secondo lavoro

Fino a pochi giorni prima della partenza, Rachel e Liz sono rimaste al loro posto di lavoro, risparmiando su tutto quello che potevano per coronare il loro sogno.

In molti, spiegano, hanno un secondo o un terzo lavoro per arrivare a fine mese. Il loro “lavoretto”, per più di un anno, è stato mettere a nuovo il loro Sprinter Van (comprato con un prestito), per prepararsi alla strada. Hanno prima dovuto cercare il furgone giusto, poi imparare tutto quello che c’era da sapere sul fai-da-te per renderlo adatto a viverci e infine hanno tracciato la propria rotta, con partenza da Asheville, la città dove entrambe risiedono prima della partenza.

L’impresa è di quelle notevoli, con una serie di sfide decisamente impegnative. Ma le due sostengono che quando c’è la volontà di fare, tutto si risolve:

«Una volta che ti sei messa in testa un obiettivo, l’universo ti segue a ruota», ha spiegato Snyder.

I primi 11 mesi sono stati impiegati per convincersi che fosse l’idea giusta. Dal momento in cui Liz ha detto a Rachel di lasciare il lavoro per mettersi in viaggio, hanno cominciato a cercare il mezzo di trasporto giusto. Il furgone è sembrata la scelta migliore.

Nei mesi successivi, le due hanno provato a capire come potevano trasformarlo in una casa. E all’inizio non ne hanno alcuna idea. La loro cassetta degli attrezzi consiste in quel momento semplicemente in un martello, in due.

Quando cominciano a parlare agli amici della loro idea, qualcuno pensa di regalargli trapani e altri attrezzi. Ma non sanno come usarli. Vanno allora su YouTube e cominciano a guardare tutti i possibili tutorial su come adattare un furgone alla vita su strada. Con successo, dopo quattro mesi, riescono finalmente a trasformare il loro Sprinter in una casa su ruote.

Il lavoro gli costa meno di tremila dollari. Hanno un impianto fotovoltaico sul tetto da 600 dollari e un frigorifero da 500. Hanno comprato delle tavole di compensato e un mobiletto per il bagno con 45 dollari da un’organizzazione senza scopo di lucro. Tutto il resto è stato costruito da loro, con le loro mani.

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 “L’esempio” dei genitori

Sia Liz che Rachel hanno visto i propri genitori andare avanti e indietro da un lavoro d’ufficio dalle 9 alle 17, fino alla pensione. Entrambe hanno ammirato la loro dedizione. Eppure il loro esempio gli è servito per allontanarsi completamente da quell’idea di vita.

Soprattutto perché la pensione sembra oggi una promessa che non si mantiene mai. Il futuro, spiegano, è sempre incerto e per vivere i propri sogni non abbiamo altro che il momento presente.

Decidono quindi di mollare tutto per vivere la vita che sognano davvero. Non che odino il proprio lavoro: anzi, gli piace e lo trovano gratificante. Ma sentono di essere aliene alla routine e al concetto di “normalità”. Sentono poi che le loro vite sono diventate talmente confortevoli da sembrare stagnanti.

«C’è una vita diversa per ciascuno di noi là fuori, devi solo andare a prendertela», spiega Snyder, che aggiunge: «È importante trovare il proprio comfort nel disagio».

Uscire dalla zona di comfort, per trovare quello che veramente conta: quante volte ce lo siamo ripetuti?

Liz e Rachel ci sono riuscite. Non senza un minimo paracadute prima di lanciarsi.

In particolare, la Snyder aveva un lavoro che le permetteva di risparmiare circa il 40% dei suoi introiti: per tre mesi l’anno, infatti, viveva all’Eagle’S Nest Camp, dove l’azienda le forniva vitto e alloggio gratuiti, in aggiunta allo stipendio.

Le due mettono da parte circa 30mila dollari prima di partire. Quanto hanno speso finora? La cifra non è esatta, ma è sicuramente compresa tra i cinquemila e i 10mila dollari in sei mesi. Anche se, confessano, “abbiamo vissuto in maniera decisamente poco frugale”.

Non pagano bollette, per via del pannello solare. Non stazionano in parcheggi a pagamento. Tutto quello che spendono va in cibo e carburante.

Per forza di cose devono lavorare di tanto in tanto per strada: le spese più consistenti per loro sono le rate del furgone, il debito per gli studi (lo student loan, un prestito molto oneroso che permette ai giovani statunitensi di studiare nei costosi college americani) e le tariffe del cellulare.

Ecco che cercano di volta in volta lavoretti presso le agenzie interinali locali o su Internet. Qualche esempio? Hanno raccolto dente di leone per l’Università del Colorado a 12 dollari l’ora, per sei settimane. Hanno poi lavorato in una coltivazione industriale di canapa, come giardiniere e custodi.

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Un viaggio non è solo per strada

In un viaggio come quello scelto da Rachel e Liz, le difficoltà non mancano.

«Come in tutte le cose, ci sono giorni buoni e altri meno buoni – conclude Liz – Ma anche i giorni meno buoni alla fine ti fanno star bene».

Non è semplice cambiar vita. E le due non descrivono la loro esperienza solo come un paradiso:

«È molto stressante, a volte terrificante, cambiar vita, vendere le tue cose, lasciare la famiglia e gli amici e trasferirti in uno spazio così piccolo», conferma Rachel.

Malgrado questi momenti, non c’è alcun dubbio per loro: poste di fronte alla stessa scelta, deciderebbero comunque di inseguire i loro sogni.

«È essenziale capire se la società e le sue regole ti rendono libera – conclude Rachel – Non dobbiamo concentrarci su cosa pensiamo di volere o su cosa gli altri pensano sia meglio per noi, ma su quello di cui abbiamo veramente bisogno».

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Creano una casa in furgone, mollano il lavoro e viaggiano per gli USA: storia di Liz e Rachel

di Carmen Guarino Tempo di lettura: 4 min
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