Dalla Community al Crowdfunding: il caso Change.org

Dalla Community al Crowdfunding: il caso Change.org

Come il noto sito di petizioni online è riuscito a trasformarsi in una piattaforma di crowfunding, sfruttando i numeri e l'affiatamento della sua comunità.

La notizia è del 30 giugno scorso: il sito di petizioni più visitato al mondo, Change.org, si è trasformato in un crowdfunding a tutti gli effetti, al

La notizia è del 30 giugno scorso: il sito di petizioni più visitato al mondo, Change.org, si è trasformato in un crowdfunding a tutti gli effetti, almeno negli Stati Uniti. L’idea è quella di diffondere il servizio anche in altri Paesi, nei prossimi mesi. I fondi raccolti dalle singole organizzazioni o da gruppi di cittadini, serviranno per attuare in tutto o in parte i progetti per cui si battono, in molti modi diversi (che vedremo). Change.org trattiene il 5% di commissione su ogni donazione.

Il test

Lo slacktivism, cioè l’attivismo da tastiera: il prendere parte, più o meno attivamente, a battaglie politiche o sociali sui social network o attraverso petizioni online, senza mai però intervenire nella ‘vita reale’, senza che questo produca risultati concreti. Senza, spesso, mettere mano al portafoglio affinché ciò per cui ci si batte si trasformi in realtà. È un’accusa mossa spesso a persone e organizzazioni che fanno di questo tipo di battaglie il proprio core. È un’accusa che il fondatore e CEO di Change.org, Ben Rattray, si è sentito rivolgere spesso. In parte per rispondere a questo tipo di accusa – donare soldi per realizzazioni concrete è un passo in più rispetto a una firma digitale – in parte sicuramente per rinnovare il proprio modello di business, Change.org si è trasformato in un crowdfunding. Già nello scorso marzo, la piattaforma aveva annunciato il lancio di una fase di test sul crowdfunding, in aggiunta alla possibilità già presente di sponsorizzare le proprie petizioni, in maniera tale da raggiungere quante più persone possibili. Sono state circa 15 le petizioni coinvolte.

mgmt-change-org

Il 30 giugno, giorno in cui la piattaforma ha annunciato il lancio del nuovo tool in tutti gli Stati Uniti, è comparso un post in cui si riassumevano i risultati della fase di test. Eccone alcuni estratti:

«Amanda Nguyen, una ragazza sopravvissuta a un tentativo di violenza sessuale, ha lanciato una petizione su Change.org per richiamare l’attenzione del Congresso: l’obiettivo era far approvare una norma che migliorasse i diritti dei sopravvissuti come lei. Non solo; Amanda è riuscita a mobilitare più di 100mila persone, facendole firmare la sua petizione, ma ha utilizzato anche il nostro crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per portare i sopravvissuti delle violenze sessuali direttamente nelle aule del Congresso, per consegnare personalmente la petizione e raccontare le proprie storie. Il risultato? Una proposta di legge che supporti i diritti dei sopravvissuti alle violenze sessuali che è già passata all’unanimità in Senato e la cui discussione è appena iniziata nella Camera dei Rappresentanti.

Il crowdfunding può essere utilizzato in moltissimi modi diversi per dare forza alle proprie campagne e noi abbiamo già visto alcune delle tante possibilità in atto: c’è chi raccoglie soldi per finanziare l’affissione di manifesti, mettendo in piedi una campagna impossibile da ignorare; c’è chi gira documentari sulle spose bambine nelle comunità rurali etiopi; c’è chi si fa aiutare a realizzare un viaggio per consegnare ai principali rivenditori le firme raccolte per chiedere la fine dello spreco alimentare; c’è chi cerca di ricostruire la vita della propria mamma, e per farle ottenere clemenza, dopo che è stata condannata a 17 anni di carcere per il suo primo reato, anche se non concerneva un crimine violento».

Insomma, test riuscito. Le possibilità di agire, lasciate alla libera interpretazione dei singoli, dei gruppi o delle organizzazioni, sono tante. La risposta del pubblico sembra positiva. Da qui il lancio della piattaforma in tutti gli Stati Uniti e, presto, in tutto il mondo.

Qualcuno già storce il naso di fronte al nuovo corso del servizio online. Tecnicamente, infatti, il sito è sotto il dominio .org, che in genere indica organizzazioni non governative e non-profit. Alcune domande in merito sono state sollevate già quando l’azienda ha introdotto le campagne sponsorizzate. È facile aspettarsi polemiche ancora più serrate con il nuovo corso, che rende Change.org de facto un sito di raccolta fondi, con una commissione ben precisa. Staremo a vedere.

La storia

Quando ha creato Change.Org, nel 2007, Ben Rattray aveva 26 anni, e da allora il servizio ha assunto forme molto diverse. Tutto è nato da un episodio familiare. Quando Ben era al college, suo fratello ha deciso di fare coming out. Spiegando al fratello la propria scelta, gli ha detto che non c’erano abbastanza persone come lui, capaci di alzare la voce e battersi per le giuste cause. Alle parole del fratello, Ben decide di reagire. Inizialmente, Change.org era una piattaforma di social networking che dava alle organizzazioni non-profit degli strumenti per raccogliere fondi. Successivamente, è stata aggiunta una piattaforma di blogging, in cui gli attivisti scrivevano di povertà e diritti umani. Solo nel 2010 e nel 2011, Rattray si è reso conto che il core di Change.org dovevano essere le petizioni, un aspetto trascurato fino a quel momento.

benrattray

Sono stati due gli episodi che, in particolare, l’hanno convinto.

Nel 2010, Luleki Sizwe ha lanciato una petizione per fermare il cosiddetto ‘stupro correttivo’, un crimine diffuso in Sud Africa, di cui lei stessa era stata vittima: le donne lesbiche venivano stuprate per ‘curare’ il loro orientamento sessuale. Con 170mila firme, la questione è arrivata sul tavolo del Parlamento sudafricano che ha messo in piedi una task force per contrastare il fenomeno.

L’anno dopo, Molly Katchpole ha lanciato una petizione quando si è resa conto che Bank of America, aveva tassato di 5 dollari al mese le persone che utilizzavano una carta di debito. Per lei che aveva un lavoro part-time era un insulto. E non solo per lei: 300mila persona firmarono quella petizione e Bank of America decise di rinunciare alla commissione.

Questi due eventi hanno convinto Rattray e soci a mettere le petizioni in primo piano e di fare di Change.org il sito che conosciamo. Oggi, secondo i dati forniti dall’organizzazione, il sito ha più di 150 milioni di utenti in tutto il mondo e cresce di un milione ogni settimana. Ogni mese, più di 25mila petizioni vengono pubblicate online.

Quale insegnamento

Uno dei principi fondamentali che ruotano intorno al crowdfunding è: prima la community. Il crowdfunding non è solo una semplice e banale raccolta di fondi. Il crowdfunding è un processo di validazione sociale, che trova in una community un insieme di persone pronte a condividere valori, idee, emozioni. Un processo che non vale unicamente per le campagne umanitarie come quelle di Change.org, ma che ha un impatto fondamentale anche in raccolte fondi più prosaiche, per lanciare un nuovo business o prodotto. In questo senso, il crowdfunding ha un forte impatto nel mondo di ‘produzione’ odierno: la raccolta fondi online è sempre di più un test, un modo per valutare l’impatto di un’idea su una determinata community.

Raccogliere persone intorno a un progetto, accomunate da interessi e dati anagrafici comuni (sesso, età, genere, livello di istruzione, etc.), è un passo fondamentale nella buona riuscita di una campagna di crowdfunding. Uno sviluppo evidente nell’evoluzione di Change.org: il suo creatore, nel 2007, non aveva probabilmente idea che il suo sito sarebbe diventato un crowdfunding, ma i presupposti c’erano tutti. Nel corso degli anni, Change.org ha saputo raccogliere una comunità crescente intorno a ideali comuni, in grado di ‘muovere’ la gente (anche se da una semplice tastiera) e spingerli a condividere in rete le battaglie per loro importanti. E, soprattutto, ad accogliere i feedback che arrivano dalla community, aggiustando di volta in volta il messaggio, in maniera tale da attirare sempre più consensi.

Per agevolare singoli, gruppi e organizzazioni nelle proprie campagne di crowdfunding, Change.org ha anche diffuso una piccola guida per avere successo: http://guide.change.org/crowdfunding/

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0

Dalla Community al Crowdfunding: il caso Change.org

di Giancarlo Donadio Tempo di lettura: 5 min
0