Esiste uno stress positivo? Se sì, come riconoscerlo? 3 domande per capirlo

Esiste uno stress positivo? Se sì, come riconoscerlo? 3 domande per capirlo

Incredibile ma vero, esiste anche uno stress positivo, che ci motiva e aiuta la produttività. Come distinguerlo da quello negativo? Basta farsi 3 domande.

Lo stress può essere una cosa positiva? Sembra folle ma è così. Secondo gli esperti, infatti, ci sarebbero due tipi di stress. Del primo, ne abbiamo

Lo stress può essere una cosa positiva? Sembra folle ma è così. Secondo gli esperti, infatti, ci sarebbero due tipi di stress. Del primo, ne abbiamo contezza tutti i giorni: è quello che ci fa sentire sempre irritati o in ansia, a causa delle cose da fare. Del secondo forse non ci rendiamo nemmeno conto.

Partiamo dal primo (e dai suoi effetti negativi sulla produttività).

Lo stress negativo fa diminuire la produttività

Lavorare troppo produce stress. E quando questo succede, come abbiamo visto tante volte, il risultato è spesso il contrario di quanto ci aspetteremmo: la produttività cala inesorabilmente. È un ragionamento intuitivo (anche se inconsciamente spesso non lo accettiamo), ma che trova il supporto anche di alcune ricerche.

L’indagine Global Benefits Attitudes dell’azienda Towers Watson ha per esempio analizzato il comportamento di più di 20mila dipendenti sotto stress (22,347 per la precisione), in 12 diversi Paesi al mondo. Dall’indagine è emerso che i lavoratori si sentono significativamente meno coinvolti nelle attività quotidiane del proprio impiego, quando sperimentano livelli molto elevati di stress. Al contrario, il 50 per cento dei dipendenti che dichiarano bassi livelli di stress sono, secondo il report, molto più proattivi e partecipi al lavoro.

Secondo Rebekah Haymes, consulente senior di Towers Watson, specializzata nel benessere aziendale, è quindi chiaro il collegamento tra gli elevati livelli di stress e una riduzione della produttività:

«Un terzo dei partecipanti – ha spiegato Haymes – racconta di essere spesso soggetto a pressioni eccessive sul lavoro, il che può condurre a elevati livelli di assenteismo [4.6 i giorni di assenza media al mese per i più stressati, 2.6 all’opposto, ndr] e a scarso coinvolgimento nelle attività quotidiane: chiari indicatori di una bassa produttività sul luogo di lavoro».

Tra le principali cause di stress citate dai partecipanti all’indagine, buona parte parla di personale inadeguato: troppo lavoro per poche persone. Al secondo posto, la tecnologia: smartphone e Internet non permetterebbero di staccare mai dal lavoro.

3 domande da farti per capire il tuo stress

Ma come abbiamo accennato, lo stress non è sempre una cosa negativa e può anzi essere un sostegno per aumentare la produttività. Ce lo spiega Tara Bradford, esperta nel settore.

Bradford è oggi Co-Founder dell’Executive Wellness Organization, agenzia di consulenza che si occupa di benessere sul luogo di lavoro. A 26 anni, infatti, era diventata responsabile delle infermiere nel reparto chirurgia di un ospedale. Malgrado fosse la carriera che aveva sempre perseguito, non si sentiva bene: stressata, senza possibilità di riposare a sufficienza, delusa e con un gran senso di solitudine. Lascia quindi il lavoro e si reinventa, creando l’Executive Wellness, in cui mette a frutto parte del proprio background di studi (neuroscienze, neurolinguistica, psicologia, intelligenza emotiva), per aiutare le persone a gestire meglio i propri livelli di stress.

L’idea di Bradford (e non solo) è che ci siano due tipi di stress: eustress, quello “buono”, e distress, quello “cattivo”. L’idea è che di per sé lo stress sia una semplice risposta fisica al cambiamento: non è “cattivo” di suo. E in effetti quando arriva in dosi moderate, può motivarci, ci aiuta a focalizzare le energie sul compito da affrontare, migliora le performance e ci fa provare entusiasmo.

Noi siamo in genere portati a identificare con la parola stress le conseguenze negative di questo stato: ansia, preoccupazione, incapacità di affrontare il carico delle incombenze quotidiane. Ed è proprio il distress a portarci a un calo della produttività, come abbiamo visto.

Come riconoscere quindi lo stress positivo da quello negativo? In un recente articolo, Bradford illustra un metodo pratico per riuscirci. La consulente spiega innanzitutto che lo stress è generato abitualmente da un evento che cambia la nostra normale vita quotidiana.

Per capire quale sarà la tua risposta a questo evento dirompente, devi chiederti tre cose:

  1. Che significato ha per me questo evento? (Quanto è importante su una scala da 0 a 10);
  2. Quali competenze possiedo già che mi aiuteranno ad avere successo nella nuova situazione? (Quanta sicurezza in me stesso ho che posso avere successo, su una scala da 0 a 10);
  3. Qual è la mia percezione dei minimi dettagli che riguardano l’evento? (Quanto esige da me questo evento, in termini di risorse mentali, e che impatto avrà su di me, su una scala da 0 a 10).

«Se l’evento ha un significato profondo per te, se sei sicuro di poter riuscire ad avere successo e pensi che quanto esige da te sia perfettamente in grado di gestirlo, allora probabilmente avrai un’esperienza positiva durante l’evento», spiega Bradford.

Succederà invece il contrario quando percepisci che non sarai perfettamente in grado di gestire la situazione, l’evento ti dà sensazioni negative o pessimiste oppure vivi il suo avvicinarsi con ansia e paura: è allora che il distress è dietro l’angolo.

«Lo stress negativo che non trova una valvola di sfogo può farti sentire ansioso, arrabbiato, depresso, irritabile e frustrato: tutte sensazioni che ottundono la tua capacità di prendere decisioni e che lasciano campo aperto alla cattiva comunicazione».

Dopo aver risposto alle tre domande e aver individuato la natura dello stress di cui stai per fare esperienza, puoi creare delle strategie e identificare delle risorse che ti aiutino a superare il momento critico senza subire troppo gli effetti negativi del distress.

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Esiste uno stress positivo? Se sì, come riconoscerlo? 3 domande per capirlo

di Giancarlo Donadio Tempo di lettura: 4 min
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