Il Coronavirus cambierà per sempre il mondo del lavoro: ecco come

Il Coronavirus cambierà per sempre il mondo del lavoro: ecco come

Il Coronavirus ha già cambiato la storia: cosa succederà ad aziende e lavoratori mentre ci avviamo verso la “normalità”?

Il primo dato che abbiamo sul mondo dell’occupazione in Italia all’epoca del Coronavirus, sembra inaspettatamente positivo: a marzo, il tasso di dis

Il primo dato che abbiamo sul mondo dell’occupazione in Italia all’epoca del Coronavirus, sembra inaspettatamente positivo: a marzo, il tasso di disoccupazione è sceso dal 9,7 all’8,4%. Com’è possibile?

Non a caso il dato sembra positivo, ma non lo è. La disoccupazione si calcola infatti non tanto sulle persone senza lavoro, ma su quanti non hanno un’occupazione e ne cercano una attivamente. Secondo l’Istat, infatti, in queste settimane assistiamo a una “forte crescita dell’inattività”. I cosiddetti inattivi – coloro che non hanno né cercano un lavoro – sono infatti cresciuti del 2,3 per cento, per un totale di 301mila persone. Allo stesso modo, scende l’occupazione, dello 0,1 per cento (27mila persone).

In sostanza, la disoccupazione scende perché le persone hanno rinunciato a cercare lavoro, in questa fase di crisi.

Con l’inizio della Fase 2 e il cammino verso una qualche forma di “normalità”, ci si chiede cosa accadrà domani, al mondo del lavoro. Le previsioni parlano, per il 2020, di un tasso di disoccupazione in crescita di 1,6 punti percentuali, arrivando a superare l’11 per cento.

Ma oltre ai “semplici” dati, è possibile fare qualche previsione su che volto avrà il mondo del lavoro nel futuro, a seguito della crisi Coronavirus? CNBC ha contattato futurologi, esperti di risorse umane, dirigenti e altre voci per capire cosa succederà.

L’ufficio diventerà uno status symbol

I grandi quartieri generali delle aziende non scompariranno, ma diventeranno rari, una sorta di status symbol per multinazionali e gruppi più grandi. È questa l’idea di Brent Capron, a capo della divisione design della newyorchese Perkins and Will:

«Le persone si riuniranno ancora per lavorare, ma cambieranno la quantità di tempo che passeremo in prossimità di altre persone e la settimana lavorativa abituale».

L’idea di lavorare in un “ufficio vero” potrebbe quindi diventare una forma di status symbol, non solo per le aziende, ma anche per i lavoratori, che potrebbero ottenere nuovo prestigio dall’avere un impiego in una società così facoltosa da permetterselo.

Stop ai meeting inutili

Una delle conseguenze della riduzione degli orari in ufficio sarà la drastica diminuzione delle riunioni. È l’opinione di Nadjia Yousif del Boston Consulting Group di Londra.

«Le persone hanno dovuto avere la pazienza di imparare a usare le nuove tecnologie [per lavoro]: pratiche che penso resteranno anche dopo. Stiamo tutti sviluppando nuovi “muscoli” per lavorare in virtuale».

Per Yousif, le riunioni meno importanti si trasformeranno in email, se non in messaggi istantanei (su WhatsApp e simili). Mentre i pochi meeting rimasti continueranno solo al telefono o in videochiamata.

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Alternanza casa/ufficio

Come abbiamo visto, sono stati 3 milioni gli italiani che hanno adottato il telelavoro in questi mesi di emergenza. Erano solo 350mila prima della crisi. Come accennato, il trend è destinato a restare. Sempre secondo Capron, gli uffici diventeranno solo delle sale conferenze, dove riunirsi sporadicamente per riunioni e altri eventi di socializzazione.

«Credo che cresceranno fiducia e rispetto», spiega poi Julie Kratz, career coach. L’esperta intende dire che il rapporto tra datore di lavoro e dipendente si modificherà: il secondo non vorrà rinunciare alla flessibilità degli orari, mentre il primo dovrà fidarsi maggiormente del fatto che il compito assegnato verrà comunque eseguito, indipendentemente dal luogo di lavoro.

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È prevedibile, aggiunge Kratz, che le aziende – come hanno fatto Twitter e Shopify in queste settimane – aggiungeranno ai salari dei dipendenti anche una serie di bonus per l’acquisto di attrezzature adeguate al lavoro a distanza. Potrebbe però trattarsi di un risparmio per le imprese: secondo Global Workplace Analytics, infatti, il lavoro da remoto fa tagliare i costi alle imprese di 11mila dollari l’anno, soprattutto sul fronte immobiliare.

Il lavoro in ufficio proseguirà, ma gli spazi di lavoro saranno completamente rivoluzionati:

  • I materiali scelti dovranno essere più resistenti, per affrontare l’accurata pulizia e igienizzazione richiesta regolarmente.
  • Le postazioni saranno provviste di igienizzanti per le mani e prodotti anti-batterici.
  • Anche negli open space saranno create delle separazioni tra scrivanie.
  • Probabilmente i lavoratori richiederanno sempre più postazioni personali e non condivise, per avere maggiore controllo dello stato di pulizia.
  • Crescerà il mercato dei sensori di movimento per aprire porte e lavandini senza toccarli, o dare comandi a distanza.

Screening obbligatori

Già oggi aziende come Amazon, Walmart, Home Depot e Starbucks rilevano la temperatura dei dipendenti prima dell’ingresso al luogo di lavoro. È prevedibile che questi controlli continueranno e saranno potenziati (per esempio con regolari test sugli anticorpi).

Una pratica già legale negli Stati Uniti, come spiega l’avvocato David Barron:

«Finché le aziende non discriminano – scegliendo cioè chi controllare e chi no – l’attività è legale».

Si parla poi, anche in Italia, delle cosiddette “patenti di immunità” per chi avrebbe già sconfitto il virus, ma questo tipo di test non è ancora affidabile per il Coronavirus, perché non ne sappiamo ancora abbastanza.

Affiatamento e lavoro di squadra

Quando una tragedia colpisce tante persone, vediamo emergere una maggiore solidarietà. O almeno è questo quello che pensa Lakshmi Rengarajan, consulente esperta di affiatamento sul luogo di lavoro:

«Per molto tempo, abbiamo dato per scontato il fatto di vedere i colleghi ogni giorno, senza dare il giusto valore alla cosa. Penso che i team si sentiranno più vicini quando torneranno in ufficio».

Anche lo psicologo organizzativo e professore della Wharton, Adam Grant, crede che migliorerà il senso di amicizia tra le persone: “Probabilmente, ci saranno sempre meno pranzi tristi alla scrivania”, spiega.

Le strette di mano saranno però bandite e vedremo crescere “giochi di sguardi e ascolto”, secondo Rengarajan.

Più spazio alle mamme

Le mamme lavoratrici si ritrovano spesso a scegliere tra la famiglia e la carriera, optando per la prima. Per esempio in Lombardia, nel 2019 10.727 donne hanno dato le dimissioni nel primo anno di vita del bambino, 946 in più rispetto al 2017. È una scelta – spesso obbligata – che coinvolge l’83 per cento delle lavoratrici mamme italiane tra 34 e 44 anni.

La flessibilità degli orari di lavoro potrebbe aiutarle a continuare a lavorare, mentre si occupano della prole. Lo pensa Elise Gould, economista per l’Economic Policy Institute.

Una scelta che coinvolgerà anche i papà:

«Vedremo – spiega Kratz – più uomini cominciare a scegliere questa flessibilità, supponendo che godano anche loro della compagnia dei bambini a casa».

Via libera all’automazione

La CEO di Randstad North America, Karen Fichuk, ha spiegato che il Coronavirus ha già “accelerato il trend dell’automazione del lavoro”. Di conseguenza, per mantenere l’impiego, i lavoratori avranno bisogno di migliorare le proprie competenze attraverso la formazione.

Aumenterà anche la digitalizzazione delle aziende. Spiega Jake Schwartz, cofondatore e CEO di General Assembly:

«Le aziende diventeranno digitali molto più velocemente e diventeranno sempre più automatizzate. In un contesto simile assisteremo alla disoccupazione di massa? Non lo sappiamo».

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Il Coronavirus cambierà per sempre il mondo del lavoro: ecco come

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 5 min
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