Lavorare in vacanza e nei weekend riduce la motivazione: la ricerca

Lavorare in vacanza e nei weekend riduce la motivazione: la ricerca

Cosa succede quando il nostro tempo libero viene sottratto dal lavoro? Ci sentiamo meno motivati. Ecco uno dei rischi del lavoro da remoto e come rimediare.

Orari di lavoro flessibili e smart working: la pandemia da COVID-19 ha favorito l’esplodere di queste innovazioni anche nel mondo del lavoro italian

Orari di lavoro flessibili e smart working: la pandemia da COVID-19 ha favorito l’esplodere di queste innovazioni anche nel mondo del lavoro italiano. Se questi trend siano destinati a essere confermati, nel tempo, è presto per dirlo.

Di certo si sa che alcune grandi aziende, come Eni e TIM, hanno accelerato sul lavoro a distanza, anche dopo la conclusione della fase più acuta dell’emergenza in Italia.

Si tratta di un passo in avanti verso una migliore gestione del bilanciamento tra vita privata e lavoro per i dipendenti. Ma, come abbiamo visto anche precedentemente, lo smart working può diventare anche un rischio se non si ragiona a fondo sulla sua implementazione.

Principalmente, lavorare fuori dall’ufficio rende più labili i confini tra l’orario da dedicare alla professione e il tempo libero. Questo potrebbe voler dire, per esempio, che lavorare fino a tardi, nei fine settimana oppure durante le vacanze, si trasformerebbe non più in un’eccezione, ma nella normalità.

E questo è un problema evidente. Partendo da questo presupposto, le ricercatrici Laura M. Giurge (London Business School e University of Oxford) e Kaitlin Woolley (Cornell University) hanno portato avanti una serie di studi che dimostrano come lavorare al di fuori degli orari prefissati possa minare la nostra motivazione ‘interna’. Con questo termine, indicano le ragioni – oltre ai soldi e al sostegno della famiglia, che costituiscono la motivazione ‘esterna’ – che ci portano ad amare il nostro lavoro, perché lo troviamo interessante, piacevole, significativo, etc.

Secondo le ricercatrici, “lavorare durante il tempo libero crea un conflitto interiore tra il perseguimento dei nostri obiettivi personali e professionali, portandoci ad amare di meno il lavoro”.

Lavoro e motivazione

In un primo studio condotto da Giurge e Woolley, è stata portata avanti un’analisi di quasi 1.300 dipendenti statunitensi, divisi in due gruppi: chi lavora esclusivamente da lunedì al venerdì, chi ha dovuto lavorare anche durante qualche fine settimana.

Ai dipendenti sono state sottoposte alcune affermazioni, a cui dovevano dichiarare di aderire o meno. Esempi di tali frasi erano: “Il lavoro che faccio è significativo per me”, oppure “Il mio lavoro mi permette di usare le mie competenze e abilità”. Essere d’accordo o meno con tali affermazioni avrebbe dimostrato il livello di motivazione interna dei dipendenti.

Il primo risultato illustrato dalle ricercatrici è che chi deve lavorare nel fine settimana si sente meno motivato internamente e questo indipendentemente da altri fattori considerati (posizione gerarchica, reddito familiare complessivo, livello d’istruzione, orario lavorativo e così via).

Per approfondire la questione, le ricercatrici hanno poi condotto altri quattro esperimenti, indagando sulla capacità delle persone di lavorare con profitto nei fine settimana o degli studenti di applicarsi sui libri durante le feste. Anche in questi casi, Giurge e Woolley hanno individuato un calo della motivazione interna durante il tempo considerato libero.

In uno di questi studi, le ricercatrici si rendono anche conto di quanto sia importante la percezione del nostro tempo come libero o da dedicare al lavoro/studio. Esiste negli Stati Uniti una festa che si chiama il “giorno dei presidenti”, che ricade il 17 febbraio, ovvero il giorno del compleanno di George Washington. Gli studenti a cui veniva ricordata tale ricorrenza si sentivano meno appassionati o trovavano meno piacevole lo studio ed erano quindi meno motivati internamente.

Non sarebbe quindi tanto il fatto di lavorare nel fine settimana a ridurre la nostra motivazione, quanto il fatto che abbiamo etichettato quei due giorni come tempo libero. Le nostre aspettative sono quindi plasmate da tale etichetta e ci sentiamo in qualche modo defraudati quando siamo ‘costretti’ a lavorare/studiare di sabato e domenica.

Restare motivati anche quando si lavora in vacanza

Le ricercatrici spiegano quindi che in determinati periodi o quando abbiamo una posizione tale da non poterci permettere di avere molto tempo libero, possiamo ritrovare la motivazione pensando ai giorni festivi non come a una vacanza, ma come tempo da dedicare ai nostri impegni.

Un altro studio condotto da Giurge e Woolley ha dimostrato la validità di questo assunto: cambiare etichetta a una festività (come lo Spring Break, la pausa primaverile degli studenti, o il sabato) in “tempo per il lavoro” ha aiutato studenti e lavoratori a mantenere livelli simili di motivazione interna.

«Per esempio, in uno studio abbiamo detto a un gruppo di persone che stava lavorando di sabato, frasi come: “Le persone usano in genere il fine settimana per recuperare del lavoro arretrato o per anticipare quello dei giorni successivi”. A un altro gruppo, invece, abbiamo detto: “Le persone in genere usano i fine settimana per rilassarsi e prendersi una pausa dal lavoro”. I nostri dati suggeriscono che, sebbene entrambi i gruppi stessero lavorando durante il tempo libero, il primo gruppo ha dimostrato maggiore interesse e coinvolgimento».

Come accennato all’inizio, esiste anche una motivazione esterna che ci permette di lavorare: essere pagati, sostenere economicamente la famiglia, avere la sicurezza di un lavoro a lungo periodo e così via. Tale motivazione non viene meno durante il lavoro compiuto nei fine settimana o in vacanza. Ma le ricerche condotte da Woolley insieme a un’altra collega, Ayelet Fishbach, dimostrano che le motivazioni esterne sono spesso insufficienti nel mantenere le persone soddisfatte del proprio posto di lavoro e quindi produttive.

In conclusione, se è proprio necessario, lavorare fuori dagli orari e dai giorni stabiliti può diventare meno pesante se pensiamo a quei momenti come tempo da dedicare al lavoro e non al riposo. Resta però il fatto che, spiegano le ricercatrici, “i manager dovrebbero supportare i propri dipendenti a non lavorare durante il tempo libero, dal momento che i nostri dati suggeriscono che questo mina la motivazione interna e quindi riduce l’impegno che i lavoratori impiegano nei propri compiti”.

Per restare motivati a lungo è quindi bene capire chiaramente qual è il momento di lavorare e qual è invece il tempo da dedicare al riposo, e rispettare tali tempi accuratamente.

Leggi anche: L’Italia alla sfida dello smart working: 4 strategie

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Lavorare in vacanza e nei weekend riduce la motivazione: la ricerca

di Carmen Guarino Tempo di lettura: 4 min
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