Le emozioni possono confonderci: ecco come riconoscerle e affrontarle

Le emozioni possono confonderci: ecco come riconoscerle e affrontarle

Le emozioni che affrontiamo possono essere poco piacevoli e difficili, portandoci ad agire impulsivamente o a reprimerle. Ecco come riconoscere le emozioni, per affrontarle meglio.

Spesso pensiamo di essere in contatto con le nostre emozioni, di “capirci” e di comprendere esattamente cosa stiamo passando in un determinato perio

Spesso pensiamo di essere in contatto con le nostre emozioni, di “capirci” e di comprendere esattamente cosa stiamo passando in un determinato periodo della nostra vita. Ma la verità è che non è sempre così: le nostre sensazioni possono essere confuse e molte volte facciamo fatica a comprenderle, innanzitutto, e poi a comunicarle. Specialmente quando sono ‘difficili’.

Uno psicologo ci aiuta a capire perché e come rimediare.

Una storia

Joel Minden, PhD in psicologia clinica e autore di “Show Your Anxiety Who’s Boss (fai vedere alla tua ansia chi è che comanda), ci spiega la confusione che possiamo provare con le emozioni difficili raccontando la storia di un suo amico.

Minden racconta di come, durante una telefonata, sente nell’amico un tono di voce strano, come se non si sentisse al meglio. Quando gli chiede se è tutto ok, l’amico risponde: “Non lo so. Non vedevo l’ora di fare un viaggio quest’estate, ma mia moglie vuole che spendiamo quei soldi per rinnovare casa”. Quando lo psicologo gli chiede come si sentisse per questo avvenimento, l’amico gli risponde “Ho davvero bisogno di una vacanza: al lavoro è stata molto dura quest’anno”. Ma invece di spiegarlo alla moglie e confrontarsi con lei, ha scelto una strada peculiare (ma forse molto più comune di quanto immaginiamo): “Sono rimasto imbronciato per il resto della serata”, ha spiegato allo psicologo, che gli aveva chiesto come aveva agito di fronte al diverbio.

La conversazione è interessante per più di una ragione, secondo Minden:

«Quando gli ho chiesto come si è sentito, mi ha detto cosa pensava. Quando gli ho chiesto cosa aveva fatto, mi ha detto come si era sentito. Quando ci ho riflettuto, sono rimasto colpito da quanto sia difficile comprendere le nostre emozioni più forti».

Morale della favola: non sempre è semplice identificare correttamente le emozioni che stiamo vivendo, soprattutto quando le giudichiamo difficili: senso di colpa, rabbia, panico, possono manifestarsi in modi molto diversi a seconda della persona. In alcuni casi, c’è una reazione fisica. In altri, scattano nella mente memorie e immagini del passato. Molti poi, sentono l’esigenza di avere una forte reazione di fronte a quell’emozione e quindi si ritrovano a urlare o ad andare via sbattendo la porta.

I 4 elementi di ogni emozione

Secondo Minden, questo avviene spesso perché non sappiamo quali sono gli elementi costituitivi delle nostre esperienze emotive. Ha quindi coniato l’acronimo STUF, per descriverli:

  • S sta per sensation, sensazione;
  • T sta per thought, pensiero;
  • U sta per urge, impulso;
  • F sta per feeling, emozione.

In italiano può sembrare che sensazione ed emozione siano quasi sinonimi, ma in realtà il termine sensation descrive più uno stato fisiologico (il senso di fame per esempio). 

Quando affrontiamo un’esperienza emotiva complessa, possiamo quindi concentrarci su:

  • Cosa “ci dice” il nostro corpo
  • Cosa ci passa per la testa
  • Quali sono gli impulsi generati dall’emozione (cosa desidereremmo fare o non fare)
  • Quali sono le etichette che applichiamo alle nostre emozioni

Minden spiega più dettagliatamente come funziona il sistema STUF attraverso alcuni esempi.

La S di sensation ci permette di far caso alle reazioni corporali di fronte a una determinata emozione. L’ansia può essere segnalata dall’accelerazione del battito cardiaco e del respiro. Il mal di testa può nascondere depressione. Mentre i denti serrati possono segnalare la presenza di rabbia.

Passiamo poi ai pensieri, T: quando siamo tristi, irritabili o ansiosi, è possibile che ci passino per la mente i nostri fallimenti del passato, i nostri limiti o oscure previsioni del futuro.

La U si riferisce invece all’impulso di fare o non fare qualcosa: abbandonare un progetto può essere un impulso derivante dalla tristezza e dalla disperazione; l’esigenza di allontanarci da un gruppo di persone può emergere quando ci sentiamo in ansia per il giudizio altrui; scrivere una mail al vetriolo è una tentazione impellente in molte situazioni lavorative che scatenano rabbia. Quando vogliamo mettere del tutto a tacere le emozioni difficili, tali impulsi possono spesso tradursi in azioni distruttive, come l’abuso di alcol, droghe o farmaci.

Le sensazioni, i pensieri e gli impulsi sono quindi “raccolti” da un’unica etichetta che appiccichiamo a ciascuna di queste collezioni. Etichette che chiamiamo, appunto, emozioni. L’obiettivo di questo strumento ideato da Minden è di raccogliere dati (dalle lettere S, T e U) per identificare con chiarezza un’emozione e riconoscerla.

Concedersi un momento per riflettere sullo stato emotivo di una situazione che troviamo particolarmente difficile, ci aiuta a capire cosa effettivamente sta succedendo dentro di noi e, soprattutto, come agire:

«A volte – spiega lo psicologo – quella che sembrava un’emozione significativa si rivela semplicemente come un falso allarme, che è meglio lasciar perdere. In altri, quando invece l’emozione va presa seriamente, è d’aiuto analizzarla per capire, dai dati che abbiamo a disposizione, se è meglio cambiare prospettiva su un argomento, risolvere un problema o semplicemente smetterla di torturarsi».

Un esercizio

Ora, è evidente che l’approccio STUF non ci risolve “il problema”. Il punto è che i nostri stati emotivi non sono dei problemi da risolvere. Spesso siamo convinti che le situazioni emotive che ci mettono a disagio devono essere velocemente superate. Ecco che allora ricorriamo a delle “strategie” che ci permetterebbero di stare “meglio” rapidamente. Dalla semplice repressione delle emozioni negative, ad alcune azioni pratiche che ci permettono di sfogarle: pensa a chi prende a pugni un cuscino per sfogare la rabbia.

I rischi di queste azioni sono molteplici. La repressione delle emozioni può portare a problemi ancora più gravi e patologici. La strategia invece di sfogo momentaneo può avere successo per qualche periodo, ma non ha un’efficacia di lunga durata.

Ma soprattutto, ricorrere a questi ‘trucchi’ non ci fa comprendere davvero cosa stiamo passando. Minden propone quindi un esercizio diverso, che non è una ‘cura’ immediata alla crisi emotiva che attraversiamo, ma che può ripagare nel lungo periodo.

Per una settimana, prenditi pochi minuti, in diversi momenti della giornata, per capire i 4 elementi delle emozioni che provi. Fai caso a quali elementi ti si presentano quando ti senti rilassato o al contrario quando vivi emozioni più forti e difficili. Scrivi le tue osservazioni e cerca di identificare dei temi ricorrenti: soprattutto, individua quali sono gli elementi che rendono così difficili le emozioni che maggiormente ti mettono in difficoltà.

Ragiona poi su quale potrebbe essere l’azione migliore di fronte a tali sensazioni. A volte può essere effettivamente utile usare dei ‘trucchi’, come tirare pugni a un cuscino e rientrare in sé. In altri momenti, invece puoi vivere tali emozioni per quello che sono, ovvero degli stati passeggeri, che probabilmente andranno via da soli: senza reprimerli, puoi quindi continuare ad agire in funzione dei tuoi obiettivi, indipendentemente dal tuo stato emotivo. Puoi cioè portare avanti un lavoro sia quando sei giù che quando sei pieno di energie. Infine, puoi concederti dei momenti (e soprattutto delle persone) per lasciare fluire le emozioni in maniera autentica, senza filtri, e comportandoti con te stesso come faresti con un amico caro: accettando anche le emozioni più difficili senza condanne e repressione, ma trattandoti con pazienza e calore.

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Le emozioni possono confonderci: ecco come riconoscerle e affrontarle

di Carmen Guarino Tempo di lettura: 5 min
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