L’importanza della tristezza e dei suoi doni

L’importanza della tristezza e dei suoi doni

Tutte le emozioni sono essenziali per la nostra vita, ma alcune vengono demonizzate, come la tristezza. Eppure la tristezza nasconde dei doni molto importanti senza i quali non potremmo vivere.

“Io sono Tristezza, e ho voluto bene a Riley fin dall’inizio, l’ho aiutata a piangere quando era appena nata. Era importante che piangesse in quel m

“Io sono Tristezza, e ho voluto bene a Riley fin dall’inizio, l’ho aiutata a piangere quando era appena nata. Era importante che piangesse in quel momento. Aveva appena fatto capolino nel mondo, un mondo grande e sconosciuto. E lei era così piccola e affamata, aveva freddo e voleva stare al calduccio. Allora si è messa a piangere e ha ottenuto ciò che desiderava” (Tristezza, Inside Out).

Inside Out, il cartone della Pixar fornisce uno spunto di riflessione molto interessante sull’importanza che le emozioni (tutte le emozioni) rivestono nelle nostre vite.

Il personaggio di Tristezza, in particolare, mostra come qualcosa che appare così sgradevole all’apparenza possa, delle volte, essere determinante nella risoluzione di alcune dinamiche di vita.

Del resto, tutte le emozioni hanno una loro funzione: la paura ci protegge dai pericoli, il disgusto dalle intossicazioni, la rabbia dal subire un danno o un’ingiustizia. E la tristezza, perché invece è così importante?

Concediti di essere triste

Nell’arte, la tristezza è considerata un sentimento utile, in grado di fornire materiale per il lavoro creativo. Pensiamo ai poeti, o ai pittori. Ci permette di essere creativi perché, in qualche modo, ci fornisce una nuova prospettiva dalla quale guardare il mondo.

La tristezza funziona come una sorta di filtro che applichiamo all’esistenza, impregnato dei nostri stati d’animo.  Questo sentimento funge da motore per attivare il lavoro creativo, perché genera un conflitto tra la nostra psiche e il mondo. Una sensazione di disagio che percepiamo intuitivamente e che riusciamo a mitigare attraverso l’espressione artistica.

Non tutte le emozioni hanno lo stesso potere della tristezza. Anche l’apatia e il tormento, per esempio, ci pongono in una situazione di contrasto con il mondo, in una posizione “scomoda”, ma nessuna di loro ha la forza che ha la tristezza del mettere in moto il processo di creazione. Ma questo vale solo per l’arte? No, assolutamente.

L’importanza di essere tristi

Da quando nasciamo, come ci fa capire il personaggio di Inside Out, essere tristi e mostrare questo sentimento agli altri è un modo per comunicare all’esterno che qualcosa non va. Il pianto del bambino, ad esempio, è una richiesta di aiuto che attiva il comportamento degli adulti per soddisfare la richiesta del neonato. La tristezza è una sorta di azione sul mondo esterno capace di produrre l’effetto desiderato. In tal senso, una delle funzioni principali della tristezza è segnalare alle persone a noi vicine il bisogno del loro sostegno. Il pianto stesso è un chiaro segnale del bisogno di questa vicinanza.

Ma non è tutto. La tristezza riveste un ruolo molto importante per lo sviluppo della nostra coscienza e consapevolezza del mondo. Si tratta di un’emozione che promuove la riflessione e l’analisi profonda degli eventi della nostra vita. Non solo è essenziale per l’elaborazione dei fatti spiacevoli che viviamo, ma ha anche il potere di sollecitare il cambiamento teso a raggiungere il migliore equilibrio per noi, mostrandoci quindi delle prospettive che fino a quel momento non erano ancora visibili.

Purtroppo, la tristezza, così come molte altre emozioni reputate negative, è un sentimento spesso bistrattato, che tende a essere soffocato. La nostra cultura spesso associa la tristezza alla debolezza, a un sentimento che è meglio non vivere e tantomeno mostrare. Soprattutto in alcuni ambiti della nostra vita, come per esempio il contesto lavorativo, che non favorisce la libera espressione delle emozioni che ci fanno apparire fragili e non abbastanza performanti.

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La melanconia che arricchisce la vita

La melanconia è un tipo di tristezza che ci rende consapevoli del trascorrere del tempo e della brevità della nostra vita.

Si tratta di quella sensazione agrodolce che proviamo quando, per esempio, visitiamo la casa dei nostri genitori o dei nostri nonni, ricordando le sensazioni di quando eravamo piccoli, con la consapevolezza che quei momenti non torneranno più.

È anche la sensazione che avvertiamo quando ci soffermiamo a pensare sul fatto che ciò che amiamo oggi, un domani non ci sarà più. Così come non ci saremo più noi, l’intera civiltà, l’intero pianeta (è il caso di un altro film, intitolato proprio Melancholia, di Lars von Trier).

Si tratta di una sensazione agrodolce perché ci consente di impreziosire i momenti di gioia che viviamo. Pensiamo a un viaggio. Quando partiamo per una meta che desideriamo, all’arrivo non siamo tristi. La gioia non può lasciare spazio alla tristezza che, invece, avvertiamo nel momento in cui torniamo a casa. Quella melanconia che viviamo al rientro riempie però di nuove sfumature l’esperienza vissuta, arricchendola.

La psiche umana è come la musica. Le corde delle nostre emozioni devono vibrare tutte per preservare l’intera gamma emotiva interiore.

Questa è la ragione per cui guardiamo film, leggiamo romanzi, o ascoltiamo musica in grado di far vibrare quelle corde emotive interiori altrimenti assopite.

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Ma la finzione non può sostituire la vita vera. Se vogliamo preservare la nostra ricchezza interiore, infatti, è importante concedere alla nostra psiche di vivere davvero e a pieno tutte le sensazioni che il mondo ci provoca. Siano essi attimi di gioia o di tristezza.

Il potere della tristezza che guarisce

Esistono diversi modi per affrontare la tristezza. Ignorarla, per esempio, quando la sofferenza sembra fine a se stessa. Assumere dei farmaci, quando il tormento interiore è così acuto che la vita stessa diventa un peso.

In linea generale – e qui non si pretende di entrare in merito alla depressione, che è un problema psicologico e va quindi trattato da personale esperto – la tristezza non è un sentimento insopportabile. Le sue sfumature, come la melanconia, possono addirittura essere gustate per esaltare gli attimi di felicità.

Il modo migliore per guarire dalla tristezza è viverla. Esaminare le radici del nostro dolore e riflettere sul suo significato. Una delle funzioni della tristezza potrebbe essere proprio il suo potenziale di guarigione che ci spinge a rimuovere dalla nostra psiche le cause della sua stessa esistenza.

Non è sempre un buon momento per provare tristezza, ma ci sono giorni in cui siamo più pronti e consapevoli ad accoglierla. Il consiglio è viverli a pieno, per sentirsi, alla fine, più completi.

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L’importanza della tristezza e dei suoi doni

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 4 min
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