L’innovazione di Hazel Tech per combattere lo spreco alimentare (raccogliendo 70 milioni)

L’innovazione di Hazel Tech per combattere lo spreco alimentare (raccogliendo 70 milioni)

Una bustina da mettere nelle confezioni, per mantenere il cibo fresco più a lungo. Ecco la soluzione contro lo spreco alimentare di Hazel Technologies che sta conquistando produttori e investitori e ha già raccolto 70 milioni di dollari

Lo spreco alimentare non è solo un problema ambientale, ma anche un economico, che fa perdere ogni anno al settore miliardi di dollari, in termini d

Lo spreco alimentare non è solo un problema ambientale, ma anche un economico, che fa perdere ogni anno al settore miliardi di dollari, in termini di cibo andato al macero.

La chiave per arginare lo spreco potrebbe essere nelle mani di una startup americana e della sua invenzione: un sacchetto delle dimensioni di una bustina di zucchero, in grado di impedire agli alimenti di deteriorarsi.

L’idea

L’idea nasce nel 2015, in parte dalla mente di Susan Mouat, co-fondatrice dell’azienda Hazel Technology. Durante quegli anni, Mouat è ossessionata dal problema globale dello spreco alimentare. Mentre sta per conseguire un dottorato in chimica presso la Northwestern University, collabora con alcuni studenti alla realizzazione di un piccolo sacchetto pieno di materiali naturali, in grado di rallentare la decomposizione degli alimenti. Ogni sacchetto contiene all’interno degli ingredienti attivi specifici per ciascun raccolto, come elementi antifungini o composti che inibiscono l’azione dell’etilene, per impedire la marcescenza dei prodotti.

Le bustine vengono inserite nelle scatole, assieme agli alimenti, prima di ogni spedizione. Il rilascio dei principi attivi è graduale, in modo da consentire una conservazione del cibo protratta nel tempo. Secondo le stime di Mouat, questo sistema consente agli alimenti di rimanere freschi tre volte più a lungo.

Una soluzione efficace, ma anche sicura. Come spiega la stessa ideatrice, “controllando semplicemente l’atmosfera di conservazione, siamo in grado di controllare il metabolismo dei prodotti, senza far assumere al consumatore alcuna nuova sostanza chimica”.

A detta di Mouat si tratta di un prodotto completamente naturale.

La Hazel Technologies sta riscuotendo un discreto successo tra gli agricoltori, ma anche tra gli investitori: con più di 160 clienti in una dozzina di Paesi, ha concluso ad aprile un round di serie C del valore di 70 milioni di dollari, guidato dalla società di Venture Capital Pontifax AgTech e dalla società di investimento Temasek. Questo step di finanziamento ha portato il valore della società a 87 milioni di dollari. Capitali che saranno investiti in marketing e in un progetto di espansione internazionale.

Stando a quanto dichiarato da Mouat, sembra che l’azienda abbia aiutato a evitare 270 milioni di libbre di alimenti sprecati nel 2020 (circa 122,5 milioni di chili). Cifra che, secondo le stime della stessa società, potrebbe raddoppiare nel 2021.

Hazel produce una gran varietà di soluzioni per diversi tipi di alimenti, dalle mele alle ciliegie, fino ad arrivare ai meloni. Il prossimo step di sperimentazione è lo sviluppo di prodotti in grado di rallentare il processo di germinazione degli ortaggi a radice, come le patate, e soluzioni per mantenere freschi più a lungo manzo e pesce.

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Il problema dello spreco alimentare nel mondo

Lo spreco alimentare ha un impatto notevole non solo sull’ambiente, ma anche sull’economia e sulla società.

Si stima che il 17% del cibo disponibile nel mondo viene sprecato. Nel 2019, 931 milioni di tonnellate di alimenti sono finiti nel cassonetto. Circa 23 milioni di camion da 40 tonnellate ciascuno a pieno carico.

Un fenomeno responsabile di circa l’8% di tutte le emissioni di gas serra nel mondo. Gli alimenti che marciscono nelle discariche producono infatti metano, gas che è 25 volte più potente dell’anidride carbonica nel suo processo di intrappolamento del calore.

Secondo i dati del nuovo Food Waste Index Report 2021, a livello globale vengono buttati 121 chilogrammi di cibo a testa all’anno.

Ridurre questi numeri, secondo l’ONU, porterebbe a un taglio delle emissioni di gas serra notevole. Non solo: consentirebbe inoltre un rallentamento del processo di deterioramento delle materie prime e di distruzione del terreno e un aumento della disponibilità di cibo, ridimensionando il problema della fame nel mondo.

Mouat con la sua Hazel Technologies stima di aver impedito a quasi 100mila tonnellate di anidride carbonica di essere immesse nell’atmosfera. La fondatrice afferma di non aver sicuramente generato un cambiamento definitivo, ma di aver fornito una soluzione alternativa, in grado di evitare questo processo così dannoso per l’ambiente.

Le startup che cercano di risolvere il problema

Negli ultimi anni, il problema dello spreco alimentare è stato alla base della nascita di diverse startup. Eccone alcune tra le più innovative.

Tech Repair è un’app che utilizza l’intelligenza artificiale, unita a un’analisi dei bollettini meteorologici e dei dati di acquisto, per consigliare ai rivenditori quando produrre e acquistare cibo.

Ancora, Apeel, con sede in California, utilizza sostanze presenti nelle bucce, nei semi e nella polpa di frutta e verdura per produrre un rivestimento a base vegetale che consente di conservare i prodotti più freschi, più a lungo.

OneThird  ha invece sede nei Paesi Bassi: la sua tecnologia utilizza dei sensori ottici in grado di analizzare i processi biologici all’interno dei vari alimenti. I dati, combinati con algoritmi di intelligenza artificiale, prevedono la durata di conservazione del cibo in tempo reale. L’idea è di condividere le informazioni in tempo reale lungo tutta la filiera alimentare, in modo da ridurre lo spreco alimentare e far arrivare sulle tavole dei consumatori prodotti freschi.

In Italia, è presente invece Squiseat, startup bolognese che ha sviluppato un’app che fornisce ai clienti la possibilità di acquistare a metà prezzo ciò che resta invenduto nei locali più vicini a loro. L’utente scarica l’app, si geolocalizza e verifica la disponibilità dei prodotti in eccedenza. L’acquisto non avviene a scatola chiusa, perché ogni consumatore ha la possibilità di scegliere il prodotto invenduto desiderato. Il ristoratore confeziona il sacchetto e lo consegna al cliente all’orario desiderato. La startup è solo all’inizio, ma ha registrato in poche settimane un aumento degli ordini del 600%.

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L’innovazione di Hazel Tech per combattere lo spreco alimentare (raccogliendo 70 milioni)

di Giancarlo Donadio Tempo di lettura: 4 min
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