Patreon fa boom: il crowdfunding subsrciption-based vince e convince

Patreon fa boom: il crowdfunding subsrciption-based vince e convince

Videomaker, musicisti, scrittori, fumettisti: gli artisti del nuovo millennio, proprio come accadeva nei secoli passati, hanno bisogno di mecenati per

Videomaker, musicisti, scrittori, fumettisti: gli artisti del nuovo millennio, proprio come accadeva nei secoli passati, hanno bisogno di mecenati per portare avanti progetti e idee. Per finanziare singole opere può bastare il crowdfunding ‘classico’, reward-based. Ma si affermano oggi nuovi modelli, in cui piuttosto che pagare il singolo ‘prodotto’ i fan di un determinato artista corrispondono una quota mensile da destinare al suo lavoro. È il modello subscription-based, raccolta fondi online che consiste in una sorta di ‘abbonamento’: la donazione è in linea di massima mensile (anche se le possibilità sono diverse) e si rinnova automaticamente nel corso del tempo, a meno che il donatore non decida di recedere, ovviamente.

A primeggiare, per ora, nel mondo del crowdfunding subscription-based sembra essere Patreon, fondato nel maggio del 2013, che oggi è in grado di distribuire 150 milioni di dollari di revenue agli artisti e ai creatori di contenuti che si affidano alla piattaforma. E, con il venir meno di importanti competitor come YouTube, l’azienda sembra oggi più che mai destinata al successo. Cosa ha determinato il boom di Patreon?

Il successo di Patreon

Patreon sta avendo il suo momento “hockey stick”, espressione utilizzata negli Stati Uniti per definire una crescita esponenziale in un periodo di tempo ristretto e non graduale. Proprio come una mazza da hockey, un grafico che descrive questa crescita è a forma di L rovesciata.

Il successo della piattaforma di crowdfunding è testimoniato da TechCrunch, che ne racconta i numeri. Nell’ultimo anno, il numero di utenti attivi che pagano almeno un minimo di 5 dollari al mese sulla piattaforma è salito a un milione. I creatori, invece, sono diventati 50mila. Secondo le previsioni, a questi ultimi Patreon corrisponderà circa 150milioni di dollari entro la fine di quest’anno. Se consideriamo che tra il 2014 e il 2016 la piattaforma ha ‘pagato’ 100 milioni di dollari in totale, comprendiamo le dimensioni della crescita. Per i suoi servizi, la piattaforma trattiene il 5%, che dovrebbero corrispondere a 7,5 milioni di revenue entro la fine di quest’anno.

Un affare per il sito creato da Jack Conte, ma anche per chi si affida a esso per finanziare i propri progetti artistici. Mediamente, secondo TechCrunch, le piattaforme video che offrono programmi di partnership per un massimo di 10 centesimi di dollari per visualizzazione (mentre il minimo è l’ancora più irrisorio 0.0005 $). Per guadagnarci qualcosa, i creatori di contenuti devono quindi avere un seguito massivo, nell’ordine dei milioni di persone.

Secondo i dati di Patreon, invece, ogni ‘creatore’ del crowdfunding americano riceve tra le 50 e le 10mila volte più introiti per ogni fan rispetto a quanto farebbe su una piattaforma di video sharing. Nel 2016, sono stati migliaia i creatori a guadagnare più di 25mila dollari l’anno. 35 di loro, inoltre, sono riusciti a superare la soglia di 150mila dollari nell’arco di 12 mesi.

Su cosa si basa il successo della piattaforma? Cerchiamo di indagarne le ragioni.

Il ‘vuoto’ lasciato da YouTube (e da tutti gli altri)

La prima ragione, la più fondata, è che Patreon è andata a colmare un vuoto di mercato che si è creato negli ultimi mesi. Proviamo a spiegarlo con una storia.

Nel 2009, David Pakman ha lanciato il suo David Pakman Show su YouTube. Si tratta di un ‘programma’ di informazione politica, di stampo progressista, che ha avuto un certo successo negli anni: oggi gli iscritti sono quasi 375mila. Per qualche anno, Pakman ha avuto sufficienti visualizzazioni da generare un introito sicuro: per se stesso, ma anche per pagare un piccolo staff che lo accompagna nella realizzazione dello show. Tutto va a gonfie vele finché non scoppia il caso Disney-PewDiePie.

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La multinazionale americana ha scaricato lo youtuber più famoso al mondo (55 milioni di iscritti al suo canale), che aveva con l’azienda un rapporto di collaborazione, perché accusato di aver diffuso contenuti antisemiti attraverso il suo canale. La vicenda ha avuto un’eco enorme e ha portato molte aziende che sponsorizzavano i propri prodotti/servizi su YouTube a chiedersi se il tipo di contenuti che girano sul portale non possano danneggiare il proprio brand.

L’affaire ha spinto Google a rivedere le proprie regole in merito agli ads. A partire da marzo ha imposto criteri più stringenti ai contenuti sponsorizzati, aiutando le aziende a escludere i canali considerati poco conformi alla propria immagine. In un primo momento, questo ha penalizzato praticamente tutti gli youtuber. Come succede in ogni fase di test, infatti, i nuovi strumenti andavano affinati.

Secondo quanto riporta Wired, Pakman ha visto calare del 96% le proprie revenue dagli ads di YouTube. Ad aprile la situazione è leggermente migliorata, ma non di molto. Sempre secondo Pakman, oggi guadagna poco più di un terzo di quanto portava a casa prima del cambiamento di policy di Google.

Per mantenere a galla lo show, Pakman ha deciso quindi di rivolgersi ad altri canali. Ha aperto quindi una pagina su Patreon, dove ha ottenuto l’appoggio di più di 1.500 sottoscrittori (patron) che lo aiutano a mandare avanti il programma con quasi 6mila dollari mensili (a fronte di un obiettivo di 20mila). Non è molto, ma Pakman sostiene che il servizio lo ha aiutato a corrispondere il dovuto al proprio staff e mandare avanti lo show.

Il crollo delle revenue per gli youtuber ha reso palese un vuoto di mercato, anche perché gli altri social non offrono programmi simili. Snapchat non offre possibilità di monetizzazione e tra l’altro sta affrontando non poche difficoltà a causa della concorrenza di Instagram. Quest’ultimo non offre la condivisione degli introiti con i creatori di contenuti. Vine, nel frattempo, è morto. Facebook ha cominciato a sperimentare la possibilità di inserire interruzioni pubblicitarie nei video, con una divisione degli introiti. Ma si tratta comunque di un programma non ancora diffuso su vasta scala.

I grandi numeri di YouTube contro i piccoli (ma fidelizzati) di Patreon

Un’altra ragione per cui Patreon funziona è stata già accennata: non è necessario raccogliere un’audience spropositata per vedere i primi frutti del proprio lavoro. Anzi, questo tipo di crowdfunding sembra funzionare particolarmente bene con le nicchie (a volte persino minuscole).

Lo dimostra la storia di insuccesso di Noah Berlatsky, autore, giornalista, critico specializzato in fumetti, science fiction e cultura pop. Su Patreon, Berlatsky ha provato a lanciare una rubrica settimanale con un argomento vastissimo come la critica artistica. Allo stesso tempo, vuole scrivere di argomenti ‘pop’ come Beyoncé o i nuovi film Marvel. O perché no, riguardo altri film di interesse.

Stiamo parlando di uno che scrive per Atlantic negli USA e il Guardian in Uk. Aveva quindi una discreta base di follower (4mila su Twitter) per pensare di avere successo. Eppure, non è riuscito a convincere un numero sufficiente di utenti (ne bastavano 40).

Le ragioni di un fallimento possono essere tante (Berlatsky prova a riassumerle su Kernel), ma quella più convincente, a detta dello stesso autore, è che “Patreon non è stato progettato per supportare persone che hanno un CV ‘mainstream’”.

Su Patreon funzionano i progetti di nicchia, è la tesi (ripresa anche da Forbes): video parodistici di Dragon Ball Z, per esempio. Oppure una serie di anime di stampo femminista. O ancora un fumetto che parla degli esseri umani che vivono quotidianamente a contatto con dei robot.

«Scrivere per un’audience mainstream vuol dire provare dare a tutti ciò che vogliono; Patreon, invece, incoraggia i creatori a stimolare un piccolo gruppo di persone, nell’apprezzare il valore di quell’unica, importante, speciale cosa che sai fare bene», conclude Berlatsky.

Chi vuole approfondire la storia di Patreon e del suo fondatore, insieme ad alcune delle storie di successo sul portale, può leggere: Patreon, il crowdfunding che dura una vita (o quasi)

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Patreon fa boom: il crowdfunding subsrciption-based vince e convince

di Redazione Tempo di lettura: 5 min
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