Patreon, il crowdfunding che dura una vita (o quasi)

Patreon, il crowdfunding che dura una vita (o quasi)

Numeri, funzionamento e storie di successo di Patreon, la più famosa piattaforma di crowdfunding subscription-based

Tra le forme di crowdfunding più interessanti sviluppatesi nel corso degli ultimi anni, troviamo le piattaforme cosiddette ‘subscription-based’. Possi

Tra le forme di crowdfunding più interessanti sviluppatesi nel corso degli ultimi anni, troviamo le piattaforme cosiddette ‘subscription-based’. Possiamo tradurre la parola subscription come una sorta di ‘abbonamento’: la donazione che i backers (sostenitori) fanno per un progetto, artista, idea, non è una tantum, ma si ripete nel corso del tempo. La donazione è quindi automatica e funziona secondo il principio “if…then” (se…allora): se succede un evento, allora scatta la donazione. Un musicista pubblica un nuovo video ogni mese? Alla comparsa del video, scatterà in automatico una nuova donazione dai backer.

È una forma di donazione pensata soprattutto per coinvolgere gli ‘entusiasti’, i fan, sul lungo periodo. Coloro che vogliono, possono supportare un artista o un progetto nel corso del tempo. È soprattutto una forma di liberazione per i creatori di contenuti: libertà dalle costrizioni dello star system, dal sistema della pubblicazione ufficiale (si pensi al mercato discografico), dalla pubblicità. Musicisti, attori comici, scrittori, autori di fumetti, pittori, hanno in genere bisogno di più di una singola campagna di finanziamento. Specialmente nel momento in cui i canali ufficiali sono chiusi o in crisi: avere un introito stabile e affidabile diventa indispensabile per perseguire i propri progetti. Ma non si tratta solo di questo: le sottoscrizioni permettono agli artisti di restare in contatto con i propri fan e la propria community in maniera significativa e costante, ricevendo feedback, supporto e motivazione.

In cambio della loro fedeltà, i supporter ricevono in genere contenuti esclusivi, priorità nell’acquisto dei biglietti per i concerti, conference call con i propri idoli e anticipazioni sui contenuti futuri.

Patreon

Tra le piattaforme di subscription-based crowdfunding troviamo Patreon (www.patreon.com), di cui vi racconteremo oggi.

Lanciato nel maggio del 2013, Patreon permette ai fan di supportare i propri artisti preferiti diventando dei ‘patron’, dei veri e propri mecenati, quindi. Il sito è diviso in 14 categorie:

  • Video e film
  • Musica
  • Scrittura
  • Fumetti
  • Disegno e Pittura
  • Animazione
  • Podcast
  • Giochi
  • Fotografia
  • Commedia/comicità
  • Scienza
  • Istruzione
  • Artigianato
  • Danza e Teatro

Nell’anno stesso della sua nascita, Patreon viene inserito dalla rivista Time nella classifica delle 10 startup più entusiasmanti del momento e riceve più di due milioni di dollari in venture capital.

Ma come nasce l’idea di Patreon? Da un artista in bancarotta, ovviamente.

In quel periodo, il creatore Jack Conte faceva parte del duo indie-rock Pamplamoose, che aveva da poco rilasciato un videoclip su YouTube: un paio di robot rockeggiano all’interno di una riproduzione esatta della cabina di pilotaggio del Millenium Falcon, la leggendaria astronave di Star Wars. Conte ha finanziato tutto di tasca sua, costruendo il set con le proprie mani per due mesi, lavorando 18 ore al giorno. Ha speso talmente tante energie e fondi nel progetto che la sua carta di credito ha raggiunto il massimo.  Era praticamente in bancarotta e le cose non tendevano a migliorare: gli ads di YouTube non hanno nemmeno lontanamente coperto le spese del video.

Da qui, l’idea: ‘Perché non dare la possibilità ai fan di pagarmi direttamente?’

«Desideravo avere un pulsante sul mio sito web – jackconte.com – che dicesse: per piacere, datemi un po’ di soldi ogni volta che faccio un video se volete che continui a farne», ha raccontato Conte a Wired. «Pochi secondi dopo ho pensato: ‘Beh, questa è una cosa che piacerebbe anche a molti dei miei amici!’».

Il risultato è stato Patreon, crowdfunding subscription-based, realizzato da Sam Yam, programmatore e compagno di studi di Conte a Stanford. Nei primi 18 mesi, il sito aveva già registrato più di 125mila supporter. Alla fine del 2014, distribuiva più di un milione al mese ai creatori di contenuti, perlopiù musicisti.

All’inizio del 2016, Patreon ha chiuso un nuovo round di finanziamenti, guidati da Thrive Capital, raccogliendo altri 30 milioni di dollari. Ora l’obiettivo non è più lanciare il progetto, ma crescere, consolidarsi. Il piano è di migliorare l’applicazione mobile, dotare i creatori di contenuti di strumenti nuovi e innovativi, assumere ingegneri e programmatori.

La startup ha già raggiunto i 50 dipendenti e l’obiettivo è continuare ad accrescere il team:

«Abbiamo bisogno di portare in Patreon più persone possibili nel minor tempo possibile», ha dichiarato Conte in un’intervista a TechCrunch. «Dobbiamo continuare ad assumere e dobbiamo continuare a crescere».

Oggi sono più di 17mila gli artisti che si affidano al sito per finanziare il proprio lavoro quotidiano. E Patreon si è molto trasformato rispetto agli inizi, quando somigliava molto a una piattaforma per soli musicisti. Solo nel 2015, le categorie fotografia, animazione e artigianato sono cresciute più dell’80%.

Storie di successo

Le storie di successo degli artisti coinvolti in Patreon sono tante e varie. Ne abbiamo scelte tre.

Rubin Report

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Dave Rubin è uno stand-up comedian, ovvero un attore che fa satira politica e sociale stando ‘in piedi’ davanti a un’audience, in genere in un club dedicato a questo tipo di format o in tv. La sua carriera inizia nel 1998, a New York, città che è stata teatro dei suoi show per 12 anni. Le cose sono andate molto bene per un po’: insieme ad alcuni ‘colleghi’ Rubin ha anche aperto diversi club per conto proprio. Finché la concorrenza non ha cominciato a farsi spietata. A quel punto, ha pensato di buttarsi su Internet. Il primo passo sono stati i podcast, che sono stati un buon punto di partenza. Ma Rubin non era soddisfatto e ha cominciato a passare da un network all’altro, cercando finanziatori, sponsor e soprattutto, il giusto grado di libertà. Questo finché molti suoi storici supporter non gli hanno parlato di Patreon. Risultato? Ora il Rubin Report, la sua storica trasmissione, è completamente indipendente e raccoglie 23mila dollari ogni mese.

Nataly Dawn

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«Raccogliere 1450 $ a video su Patreon era una ragione sufficiente per non avere un’etichetta discografica. Non avevo più bisogno dei loro anticipi sui miei lavori. Avevo appena registrato un album in casa, il che mi è costato davvero poco». La seconda storia è quella di Nataly Dawn, membro del duo Pamplamoose con il compagno di vita e fondatore di Patreon, Jack Conte. Nataly aveva già avuto molto successo su YouTube, finanziato una campagna da 100mila$ su Kickstarter, ma cercava una completa libertà artistica ed economica dalle case discografiche. Spiegando la sua idea alla community di Patreon, Nataly è riuscita ad aumentare le donazioni dei suoi fan del 400% in un mese: i suoi sostenitori non stavano supportando solo la creazione di nuova musica. Stavano supportando la completa realizzazione di Nataly come donna e come musicista.

Exclamation Point

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Finora abbiamo visto due casi di artisti già, più o meno, affermati. Ma su Patreon ci sono anche storie di successo meno scontate. È il caso di due ragazzini, i cosiddetti ‘Exclamation Point’. Due amici per la pelle che con i loro video amatoriali divertenti sono riusciti a conquistare un’importante fetta di supporter, disposti a pagare (in tutto) quasi 10mila$ al mese. Il loro prossimo obiettivo? Farsi finanziare un viaggio intorno al mondo dai propri patreon…

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Patreon, il crowdfunding che dura una vita (o quasi)

di Giancarlo Donadio Tempo di lettura: 5 min
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