Perché ascoltare musica mentre si lavora?

Perché ascoltare musica mentre si lavora?

Perché aumenta l'efficienza e migliora la collaborazione, ma tanto dipende dal tipo di lavoro che si svolge.

Per alcuni mesi a cavallo tra il 2012 e il 2013, ho lavorato in un giornale nazionale – l’unica volta in cui ho lavorato stabilmente in una redazione:

Per alcuni mesi a cavallo tra il 2012 e il 2013, ho lavorato in un giornale nazionale – l’unica volta in cui ho lavorato stabilmente in una redazione: era un bel lavoro, eravamo un team affiatato di amici e non (solo) di colleghi, e facevamo tutti quello che ci piaceva (o quasi). Peccato che il direttore, nella stanza a fianco, collegava il suo computer a una piccola cassa e diffondeva nell’aere questa odiosa e melensa musica ambientale. Non so se avete presente quei gruppetti che rifanno in chiave ‘strumentale’ e new age i classici della musica pop. Chessò, le canzoni di Celine Dion – che già sono una botta di vita – con il flauto, lo xilofono e lo djembe.

Ecco quella roba lì. Inutile dire che siamo stati tutti a un passo dal suicidio per mesi. Ebbene oggi mi devo ricredere: aveva ragione lui.

Fioccano, negli ultimi anni, le ricerche sulla correlazione tra aumento della produttività e ascolto della musica, e persino sugli effetti positivi per la capacità di collaborazione e sincronizzazione. La musica strumentale, poi, sarebbe particolarmente indicata per i lavori di concetto e la creatività.

Ma in che modo le melodie influenzano le nostre attività e soprattutto qual è la musica giusta, per task differenti? La faccenda è ulteriormente complicata da una buona dose di soggettività.

Lo scrittore Jory MacKay ha realizzato una semplice infografica per spiegare la propria work playlist:

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Indagando un po’ tra le varie ricerche scientifiche effettuate, la situazione potrebbe apparire meno semplicistica. Ci sono comunque delle linee guida che si possono seguire.

I compiti semplici

Già nel 1972, su Applied Ergonomics, compariva un lavoro dei ricercatori Fox ed Embrey della University of Birmingham, sulla correlazione tra l’efficienza nella realizzazione di lavori monotoni e la musica di sottofondo:

«Con una serie di esperimenti – scrivevano nell’Abstract – abbiamo investigato la relazione esistente tra  la musica di sottofondo diffusa durante un lavoro ripetitivo e l’efficienza nell’esecuzione di tale compito. I risultati hanno dato forte supporto alla tesi: ascoltare musica nel settore dell’industria può assicurare dei benefici economici. Gli studi dimostrano come la musica sia efficace nell’aumentare l’efficienza in questo tipo di lavori, persino quando è attenuata da condizioni sfavorevoli come i rumori prodotti dai macchinari».

Lavori di gruppo

Sebastian Kirschner e Michael Tomasello, psicologi presso l’Istituto per l’Antropologia Evoluzionista ‘Max Planck’ di Leipzig, hanno pubblicato nel 2010 uno studio sui risultati di un esperimento che sembra suggerire una correlazione tra la musica e la capacità di collaborare.

L’esercizio consisteva in due parti: i bambini, tutti in età prescolare, erano divisi in coppie. A tutti era stato detto di “svegliare” una rana giocattolo, ma in due modalità differenti: cantandogli una canzone o facendogli fare un esercizio (un salto). Nello step successivo, agli stessi bambini è stato chiesto di svolgere un compito che era possibile eseguire sia in maniera collaborativa, sia in maniera individuale. I bambini che nell’esercizio precedente avevano cantato una canzone, sono stati i più collaborativi, aiutandosi a vicenda nel compito.

«Gli esseri umani sono gli unici primati a comporre musica», scrivono gli autori. «Ma l’origine evoluzionista e la funzione della musica sono poco chiari. Considerando che nelle culture tradizionali suonare e danzare sono spesso parte di importanti cerimonie di gruppo come i riti di iniziazione, i matrimoni o i preparativi per la battaglia, un’ipotesi è che la musica si è evoluta come strumento per rinforzare i legami sociali e la coesione di gruppo, per migliorare cioè la collaborazione e promuovere comportamenti collettivi». La musica, in sostanza, «soddisfa in maniera efficace l’intrinseco desiderio umano di condividere emozioni, esperienze e attività con gli altri».

Lavoro non monotono

Per i lavori monotoni va bene qualunque tipo di musica (a parte quella troppo triste, a quanto pare). Per i lavori che richiedono invece concentrazione e una certa applicazione mentale? Come si fa? Qui la faccenda si fa un po’ più complessa.

Quattro studiosi finlandesi hanno pubblicato nel 2008 una ricerca sulle principali cause di distrazione in ufficio: quasi la metà dei lavoratori in open office e il 20% di coloro che lavorano con maggiore privacy erano poco soddisfatti dall’acustica. Parole e conversazioni sono state indicate dalla maggior parte dei partecipanti come la principale fonte di disturbo e di rumore, sia in contesti open office che in uffici privati. In particolare, è il livello di intelligibilità del discorso che provoca fastidio: quanto più il discorso ci spinge a concentrarci sulle parole, tanto più il nostro cervello è distratto dal lavoro.

E quali sono i lavori che maggiormente subiscono questo tipo di distrazione? Il pensiero creativo, i compiti legati alla memorizzazione e ai processi verbali, la comprensione del testo: i lavori di concetto. Questo suggerisce che non è tanto la musica a ostacolare la concentrazione, quanto i testi: via libera quindi alla musica ambientale, o con testi minimali e ripetitivi (come la musica elettronica per esempio).

E qui torniamo a quel direttore e alla sua musica ambientale, che avrebbe potuto stimolare collaborazione e concentrazione. Certo, però c’è modo e modo: poteva mettere su Aphex Twin invece delle versioni strumentali di Celine Dion. Ma tant’è.

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Perché ascoltare musica mentre si lavora?

di Gennaro Sannino Tempo di lettura: 3 min
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