Quando hai un’idea da 1 miliardo, ma vuoi restare minimal: storia di Winston Chen

Quando hai un’idea da 1 miliardo, ma vuoi restare minimal: storia di Winston Chen

Si prende un anno sabbatico oltre il Circolo Polare Artico e lancia un’app che legge i testi ad alta voce. Un’idea che può valere 1 miliardo di dollari, ma lui decide di mantenerla minimal: storia di Winston Chen.

«Vai da qualche parte dove puoi mettere un po’ di distanza tra te e il tuo ambiente quotidiano. Anche se non sviluppi un’app, anche se solo ti godi

«Vai da qualche parte dove puoi mettere un po’ di distanza tra te e il tuo ambiente quotidiano. Anche se non sviluppi un’app, anche se solo ti godi il tempo trascorso in un posto bellissimo, i benefici continueranno molto a lungo».

A parlare è Winston Chen che molla una carriera molto ben avviata per concedersi un anno sabatico praticamente al Polo Nord, insieme alla sua famiglia. Durante questo periodo, ha un’idea per un’app da 1 miliardo di dollari, che però lui decide di mantenere “piccola”, per poter riuscire a gestirla al meglio e godersi nel frattempo la vita.

L’idea durante un anno sabbatico

La vita di Chen procedeva con una certa soddisfazione a Boston, dove aveva una posizione importante da CTO, due bambini e qualche idea per delle startup che gli ronzavano in testa, ma che non si decideva mai a realizzare. Tutto cambia nel momento in cui guarda il TED Talk di Stefan Sagmeister, in cui il designer racconta la sua esperienza di un anno sabbatico in Indonesia.

«Ha presentato questa idea in maniera assolutamente irresistibilericorda Chen – dicendo: ‘Perché non prendere 5 anni dalla tua pensione e distribuirli lungo tutta la tua vita lavorativa?’».

Dal momento in cui guarda quel video, Chen si mette in testa di voler fare qualcosa di simile. Alcuni amici norvegesi della coppia – la moglie di Chen è originaria della Norvegia – gli raccontano di quest’isola, Rodoy, al di sopra del Circolo Polare Artico, dove ci sono appena 180 persone. Nel giro di tre settimane, hanno messo il necessario in valigia e sono partiti alla volta di questa sorta di paradiso sperduto. Ma più che un anno sabbatico, Chen interpreta l’avventura proprio come una sorta di anticipo sulla pensione (in termini di tempo e non di denaro):

«Per me la scelta non riguardava andare lì, restare un anno a riposare e poi tornare a casa e continuare a fare la stessa vita».

È più l’opportunità per mettere a fuoco vecchie idee riposte nel cassetto, oltre che fare tante escursioni e andare molto a pesca. Anche perché la vita oltre il Circolo Polare Artico diventa presto dura e solitaria: notti sempre più lunghe e sempre più fredde non permettono camminate all’aperto.

Rivangando le sue vecchie idee, quindi, Chen si ricorda di un’app per la trasformazione dei testi in suoni. Un progetto che nel corso delle settimane si è evoluto in Voice Dream Reader, oggi tra le app per l’istruzione più vendute al mondo.

«Pensavo che sarebbe stato bello creare un’app che mi permettesse di avere abbastanza soldi per fare una bella vacanza ogni anno».

Oggi Voice Dream Reader è il suo lavoro full time.

Voice Dream Reader, il lettore dei “sogni”

Inizialmente, l’idea di Chen è quella di creare un’app per chi vuole leggere ma non ha molto tempo per farlo. Uno strumento che possa cioè trasformare i libri in audio libri quando per esempio si è in macchina. Ma poco dopo il lancio, avvenuto nel 2012, Chen si rende conto di avere tra le mani molto di più.

Riceve infatti una mail da un professore di matematica delle superiori che gli racconta di un suo alunno molto brillante, ma con qualche difficoltà nella lettura: Voice Dream Reader gli ha permesso di leggere molto più speditamente e diventare quindi ancora più bravo.

L’app si rivela infatti un aiuto formidabile per le persone affette da dislessia, disturbo dell’apprendimento che può essere erroneamente frainteso per un problema di scarsa intelligenza o applicazione, che riduce la capacità di leggere, scrivere e calcolare fluentemente.

Voice Dream Reader permette di leggere anche i libri di carta, le pagine web e persino i compiti in classe, se scannerizzati e trasformati in pdf. La particolarità dell’app è che, oltre a leggere effettivamente il testo, aiuta i lettori a identificare le parole evidenziando quelle che vengono lette di volta in volta, come una sorta di karaoke.

Ecco una dimostrazione:

Ben presto, Chen riceve decine di migliaia di email di gratitudine da persone che cominciano a usarla con profitto, da diversi Paesi al mondo (Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Spagna, Cina…).

Chen continua a sviluppare il software nel tempo, aggiungendo funzionalità pensate soprattutto per le persone dislessiche, seguendo i consigli del Laboratory for Visual Learning di Harvard, guidato da Matthew Schneps. Proprio Schneps, dislessico, annuncia di essere un grande fan dell’app: “Winston [Chen] ha preso molto sul serio le nostre ricerche sulle persone affette da dislessia”, ha spiegato il ricercatore.

Un’idea da un miliardo di dollari? No, grazie

L’app oggi ha centinaia di migliaia di utenti nel mondo, continua a vincere premi, ma non ha di certo reso Chen miliardario (anche se dichiara di guadagnarci molto bene). In realtà per il fondatore non si tratta di un limite, ma di una scelta.

Quando, dopo il suo anno sabbatico, Chen è tornato negli Stati Uniti, un venture capitalist bostoniano l’ha contattato perché pensava che dal Voice Dream Reader potesse nascere una startup molto più grande. Dopo avergli mostrato il suo smartphone, l’investitore gli disse:

«Guarda – ricorda Chen – la tua app è arrivata sulla mia prima pagina. Lo sai quanto vale un’app che arriva sulla prima pagina di un’iPhone? Un miliardo di dollari».

Chen è tentato di accettare l’offerta, ma alla fine decide di restare nella sua nicchia e consiglia agli imprenditori a fare altrettanto, almeno per tre ragioni.

1. Zero pubblicità

Cercare la propria nicchia significa, secondo Chen, trarre enorme vantaggio dal passaparola, il che vuol dire spendere praticamente zero in marketing. Ancora oggi, l’azienda ha tre dipendenti: lo stesso fondatore e due freelance che ci lavorano part-time. Questo gli dà la possibilità di concentrare tutte le sue energie sullo sviluppo del prodotto, soddisfare sempre di più gli utenti e quindi creare ancora più passaparola.

2. Tempo per la famiglia

Dopo il suo anno sabbatico, Chen si è reso ben presto conto di quanto il suo lavoro precedente come CTO nel mondo delle startup richiedesse tempo ed energie. ‘Risorse’ che preferisce di gran lunga investire nei propri figli:

«Avere una startup finanziata da un venture capital vuol dire passare attraverso prove e tribolazioni. Quindi mi sono chiesto: “È questa la vita che voglio?”».

La risposta è stata no.

3. Go big or go home?

Nel mondo delle startup c’è questa idea sintetizzata nell’espressione “Go big or go home”, per cui o l’azienda continua a crescere esponenzialmente fino ad arrivare allo status di unicorno (o quasi), oppure è destinata al fallimento. Secondo Chen questo assunto è completamente sbagliato:

«Molte aziende implodono proprio perché pensano che restare di nicchia non sia un bene. Ma la nicchia è bella, io amo la nicchia!».

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Quando hai un’idea da 1 miliardo, ma vuoi restare minimal: storia di Winston Chen

di Carmen Guarino Tempo di lettura: 5 min
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